giovedì 18 dicembre 2014

CUBA: TRA OTTIMISMO E PESSIMISMO C’È IL REALISMO



La legge dell’entropia deve avere qualche fallacia. Oppure la colpa sarà della gravità che non viene ancora intesa nel modo più giusto. Oppure semplicemente i processi mentali, con buona pace dei neuroscienziati, non sono riducibili a fenomeni che la fisica può indagare. Diversamente non mi spiego come negli ultimi tempi ogni analisi di qualsivoglia genere sia del tutto priva di equilibrio critico e invece di tendere all’ordine dalla confusione delle idee porti esattamente al contrario!


Chiusa la parentesi sarcastica sul “riduzionismo”, vengo alla “filosofia” che voglio discutere in questo breve scritto, sperando veramente che sia breve e che più che discutere sui massimi sistemi, faccia luce sui fatti. Ripropongo la classica diatriba da bar tra “il bicchiere mezzo pieno” e “il bicchiere mezzo vuoto”, per arrivare ad una prospettiva critica sulla recente questione in merito all’embargo USA verso Cuba, che non sia né ingenuamente ottimista né catastroficamente pessimista. L’equilibrio e il raggiungimento dell’ordine su cui scherzavo prima, riguardano seriamente anche questo caso: non si può fare a meno di vedere gente schierarsi nel giudizio su una questione tra due posizioni recisamente antitetiche, che sicuramente non aiutano a far chiarezza sull’argomento, ma che al massimo instaurano una propria dialettica, che finisce per lasciare di sé una mera polemica e lasciare dietro di sé la questione di cui si voleva discutere. Questa matrice conflittuale del discorso, di hegeliana memoria, vi assicuro che appesantisce e mortifica ogni discussione, compresa la nostra che riguarda un fatto di cronaca senza alcun dubbio di grande rilevanza storica.


Perciò visto che si tratta di parlare di cronaca politica e di storia, cominciamo col dire che la presunta diplomazia di papa Francesco con questa storia non c’entra veramente niente! 


Gli Stati Uniti, tramite un documento[*1] firmato dal Segretario di Stato americano John Kerry, annunciano il ristabilimento di rapporti diplomatici con Cuba e avviano un processo di progressiva riduzione delle restrizioni ai danni dell’isola. La famigerata politica di embargo attuata dagli USA contro Cuba infatti “ha fallito”, ammette il documento senza mezzi termini, continuando dicendo che questa “ha isolato gli Stati Uniti da partner regionali e internazionali” e “limitato la propria capacità di influenzare tutto l’emisfero occidentale”. Senza dubbio allora gli Stati Uniti hanno portato avanti una politica fallimentare nei confronti di Cuba. Dopo 56 anni circa di guerra economica, se il generale cinese Sun Tzu fosse vissuto oggi anziché 500 anni prima di Cristo non si direbbe affatto sorpreso di quanto dichiarato dalla Casa Bianca.
“Ho visto molte guerre lampo condotte male. Ma non ho mai visto nessuna guerra che protratta a lungo nel tempo abbia sortito un qualsivoglia effetto positivo per alcuna nazione” (Sun Tzu, L’Arte della Guerra). La guerra, economica che sia, dilapida le casse dello stato: se non sortisce effetti in un arco di tempo relativamente breve porta al disastro economico. Dunque, secondo la strategia classica, gli Stati Uniti hanno condotto una guerra che non si è mai risolta, divenendo solo un ingente costo economico per i cittadini e basta. Ciò non significa che Cuba abbia vinto!


Di per contro da diverso tempo ormai il governo di Raúl Castro ha aperto a delle liberalizzazioni in campo economico. Si tratta di determinate concessioni al mercato libero che non intaccano la natura socialista dello stato, ma che sono fondamentali in vista di un armistizio con gli Stati Uniti: chi chiede la tregua dovrà fare delle concessioni per ottenerla. Quanto poi queste siano ingenti dipende da quanto il nemico è stanco di combattere. E gli Stati Uniti possiamo ritenerli a buon diritto stanchi di combattere stando a quanto detto prima. L’auspicio insomma è che queste liberalizzazioni davvero non intacchino la natura socialista dello stato cubano, che ha pur sempre ottenuto il grande risultato di vedersi rimosse pesanti restrizioni economiche, anche se per la rimozione dell’embargo è necessario il voto alla Camera (a maggioranza repubblicana, contraria alla rimozione). In sostanza ciò non significa che Cuba abbia perso!


Ma allora chi ha vinto?! Sun Tzu insegna, nessuno! Questa guerra altro non è che un disastro strategico, una situazione che non conviene più a nessuna delle parti. Insomma pare più propriamente che siamo difronte a un armistizio.


Quindi, cari ottimisti che celebrate quest’evento come la vittoria della rivoluzione: mettete pure l’accento su quel che vi è più comodo politicamente, ma evitate per piacere di diventare così grotteschi!


Quanto a voi, pedanti pessimisti che ormai vedete tutto nero: toglietevi la benda, anche i colossi conoscono il fallimento! Anche gli USA perdono, l’esperienza di un altro grande generale (che sicuramente aveva letto e appreso Sun Tzu) Võ Nguyên Giáp ci dimostra che più di mezzo milione di Yankees può trovare la sconfitta contro poche decine di migliaia di ribelli nell’ “inferno verde”, il Viet Nam ricordato anche nel documento di Kerry sulla politica verso Cuba.







GIACOMO KATANGA




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