martedì 23 settembre 2014

SAGGIO BREVE: "Se non gli tagliassero più il pisello, la smetterebbero con i massacri?" (parte II)



LA RICERCA TEORETICA DEL SIONISMO
Infine, alle dinamiche interne e alla loro ragione economica fa da condimento una buona dose di “estetica della politica”, per usare un termine del letterato ebraico Moses Hess. In patria si ha bisogno di stimolo, di motivazione, di giustificazione, per alimentare il conflitto. La propaganda di regime adottata dal governo sionista di Israele mira a far interiorizzare l’ideologia vittimista di cui si parlava prima. Ma qual è il sostrato che permette a tale ideologia di attecchire?
Se si considera che niente nasce dal nulla, bisogna ritenere che sia abbastanza il risentimento per aver subito lo sterminio nazista a far scattare la molla del vittimismo, essenza ideologica del sionismo; oppure, com’è più probabile, che nell’essere ebreo stesso ci sia il seme (che può crescere oppure no) del sionismo. Perché se questo lo si considerasse semplicemente una devianza estremistica originata dall’aver subito un torto (la vittima che diventa carnefice), bisognerebbe trovare il sistema di mantenere vivo nelle generazioni il risentimento per il torto subito, e la ricerca di quest’appiglio che lo consenta è proprio la ricerca di quel seme insito in ciò che accomuna tutti gli israeliani, l’essere ebrei – eccette quelle minoranze che, come si diceva prima, sono infatti perseguitate.
E allora va da sé che bisogna volgere la propria indagine a quel torto e trovare una ragione che lo motivi. I tedeschi infatti, non avevano nessuna cattiveria innata che li spingesse di punto in bianco proprio contro gli ebrei; per lo meno, non meno dei russi che li massacrarono con i pogrom, o della Spagna dei sovrani cattolici che li cacciò e li inquisì, o dei cattolici italiani che li perseguitarono aizzati dai prelati. Eppure tutti questi, spinti da questa o quella ragione contingente, nei secoli furono ostili nei confronti degli ebrei. Deve esserci allora una ragione che accomuni ognuno di questi nell’aver voluto osteggiare gli ebrei. Se quella ragione può essere tanto motivo di odio nei loro confronti quanto da parte loro nei confronti dei palestinesi, allora ho ragione nel dire che essere ebrei può essere pericoloso. E io credo di sì.

IL SIONISMO COME ESTREMISMO RELIGIOSO
Ma intendiamoci, questo io lo credo solo in un senso. Ho già detto di come l’essenza dell’ebreo sia estrapolata tutta dalla Torah. Ebbene, provate ad immaginare cosa può causare in una coscienza il doversi inginocchiare difronte ad un essere supremo, che tutto vuole e tutto può; che ha ogni cosa sotto di sé, specialmente l’uomo a cui ha dato leggi severissime da rispettare ossequiosamente – pena la dannazione eterna – e che ha dato prova di sé inviando sulla Terra atroci condanne e macabre pestilenze. Annullarsi in un culto del genere che esiti può avere se non disastrosi? Hegel parlava della coscienza infelice come di quel fenomeno che capita ai fanatici religiosi, che avendo estraniato la ragione da sé per averla assegnata ad un dio esterno ed indipendente, usavano flagellarsi e auto-macerare nel dolore, figlio della frustrazione per il delitto commesso e di cui non si rendevano conto, quello di aver allontanato la ragione da sé. E allora ecco la presenza di questo continuo senso del peccato e del doverlo espiare. I cristiani – specie in epoca medievale – che pure non sono esenti dal figurare nelle pagine nere della storia per aver torturato e ucciso in nome di dio, questo fenomeno lo conoscono bene. Ma per loro è diverso, la loro religione ha qualcosa di buono ed ottimistico che possono avvertire: l’essersi rinnovata nell’uomo per tramite di Cristo. Gli ebrei invece il messia non ce l’hanno; anzi, già da allora erano così obbedienti e simili al loro dio che hanno condannato a morte quello dei cristiani. Ebbene è così assurdo allora che l’alienazione religiosa possa portare l’uomo a sfogare tutto il suo ressentiment nella violenza? Freud sarebbe stato psicologicamente concorde.
In tutto questo però, non si può mancare di dire che non per forza bisogna essere fanatici religiosi. Certo che avere dei rituali così ferrei ai quali si viene iniziati – proprio malgrado – sin da bambini porta facilmente su quella strada. Anche qui gli istinti giocano un ruolo determinante. Esistono tanti ebrei, convintissimi, eppure pacifici. E sono i più sottomessi, credetemi. Per il loro dio è il massimo. Per me è uno schifo. Perché la maggior parte non riesce umanamente ad essere così indulgente da sopportare la pressione e si sfoga con la violenza. A quel punto ogni burattino politico può convogliare quella rabbia di popolo verso questo o quell’interesse, proprio come agli albori la casta sacerdotale ebraica fece per fondare e mantenere il proprio potere. Anzi, la religione ebraica, come ogni religione, è nata proprio in funzione di una casta. Non dissimile dal potere del re, questo feudalesimo mentale che dura fino ai giorni nostri ha dimostrato tutta la sua crisi nei secoli: l’aver accumulato sempre maggiori poteri e ricchezze, ha portato la casta ebraica in ogni parte del mondo dopo la diaspora a diventare da ospite il padrone di casa. E’ questa mania di spadroneggiare ovunque in funzione della propria oligarchia che ha portato gli ebrei ad essere odiati nel mondo in ogni tempo. Poi, con la nascita del sionismo è accaduto semplicemente che tutti gli ebrei che la pensavano in questo modo poterono trovare la loro legittimazione con lo stato di Israele. I restanti ebrei che invece non condividono tale logica, oggi si schierano con i palestinesi. E che ben venga!

LA BUTTO Lì…
Allora non voglio dire che la religione è la diretta responsabile del massacro dei palestinesi, di certo però pone il terreno più fertile possibile per far attecchire un’ideologia violenta. A questo punto, avendo bisogno il sionismo del seme della religione ebraica (pur potendosi in seguito sviluppare autonomamente), domando provocatoriamente: “se la smettessero di tagliare un pezzo di pisello ai bambini”, se la smettessero cioè di imporre alle persone il loro culto drammatico e gli fosse lasciato l’arbitrio di sceglierselo, non si avrebbero forse solo ebrei più sottomessi e graditi al loro dio e meno sionisti assassini? Tanto meglio per tutti.






GIACOMO KATANGA

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