lunedì 22 settembre 2014

SAGGIO BREVE: "Se non gli tagliassero più il pisello, la smetterebbero con i massacri?" (parte I)



Sono passati ormai mesi infernali dall’inizio del conflitto israelo-palestinese; mesi di terrore per i bombardamenti mirati; mirati a colpire civili inermi; molti sono profughi o bambini. Oltre 160 razzi al giorno sono piovuti su Gaza, mietendo centinaia di vittime e di feriti; hanno attrezzato anche l’azione della fanteria. Ma perché Israele ce l’ha così tanto con i Palestinesi? E soprattutto, perché uccide i civili? Avrà mai fine questa guerra? Probabilmente no, e la risposta è semplice: perché non è una guerra!

Infatti la guerra la combattono gli eserciti; ma mentre Israele è armato fino ai denti della migliore tecnologia in campo bellico, la Palestina non ha neppure un esercito regolare e resiste con le pietre e qualche vecchio automatico; e non saranno di certo i razzetti di Hamas a impensierire l’avamposto dell’Occidente in Medio Oriente. No, questo massacro perpetrato dai coloni di Israele sin dapprima della sua fondazione nel 1948, sin dall’800, è un duello impari tra le armate sioniste e i civili palestinesi.



IL SIONISMO

Da sempre infatti, la politica di Israele è stata una politica fondata sull’acceso nazionalismo ebraico, il sionismo, un movimento ideologico che negli anni ha assunto caratteri sempre più di ultradestra; i pochi governanti che hanno provato a prenderne le distanze, come Rabin, hanno pagato con la vita. E’ chiaro dunque: la maggioranza della popolazione, il 76,4%, è ebraica e a maggioranza esprime il proprio voto verso la destra estrema; non vuole né distensione né pace. Certo, ci sono minoranze che la pensano diversamente, ma sono minoranze; e sappiamo dalle cronache e dalle denunce che queste fanno, quali vessazioni vivano le minoranze di questo stato ultranazionalista; uno stato che è stato fondato colonizzando una terra che non gli apparteneva, la Palestina, che perciò va ripulita dai suoi legittimi abitanti. Israele vuole il genocidio dei Palestinesi. E’ di questo che si tratta, di genocidio.

Il pretesto per portare avanti il massacro è ora uno guizzo d’orgoglio palestinese, ora una loro montatura. Persino il The Jewish Daily ha sollevato sospetti sull’origine della causa che ha portato a questo conflitto: la ricostruzione sul presunto rapimento dei ragazzi ad opera di Hamas (che non lo ha rivendicato) non quadra, è chiaramente una montatura; i responsabili probabilmente sono i servizi segreti israeliani. Anche per questo non è una guerra: nella guerra è pianificata la strategia del conflitto; nel genocidio, la tattica dello sterminio. Nella Germania nazista una cosa era il fronte contro gli Alleati, un’altra il piano per uccidere tutti gli ebrei, la “soluzione finale”. I nazisti architettarono un meccanismo da replicare fino all’uccisione dell’ultimo ebreo: un pretesto, arbitrario, per diffondere morte, efficacemente. Perché? Perché la ragione è politica, come per ogni genere di contesa. Il Reich voleva il controllo dell’economia in mano agli ebrei; Israele vuole il controllo delle terre in mano ai palestinesi. La politica che questi estremisti ebrei, i sionisti israeliani, stanno conducendo allora, non è molto distante, né nelle modalità né nelle ragioni, dalla politica che i nazisti condussero contro gli ebrei. Il sionismo vuole il riscatto della vittima ebrea dal carnefice nazista, facendone a sua volta un carnefice per i palestinesi.

Ci auspicammo che la Shoah (“annientamento”) potesse non ripetersi più. Ma questa, che una guerra non è, voi come la chiamate?



EBRAISMO E SIONISMO

E’ la conseguenza della stigmatizzazione della Shoah senza un’analisi profonda delle cause, senza una cura delle ragioni. Si è appioppati all’ebreo la categoria di “vittima” par excellance; si è cristallizzati la sua sostanza entro la forma di vittima e basta, senza neppure domandarsi sul serio chi sia l’ebreo. Questo ha finito di cancellare l’essenza dell’essere ebreo, ridotto a pura vittima; e ha fornito a quegli estremisti la giustificazione per i loro massacri, il fondamento ideologico del sionismo: il vittimismo.

Ma allora qual è l’essenza dell’essere ebreo? si può essere ebrei senza essere sionisti, senza volere l’annientamento del popolo palestinese?

Definire l’ebreo non è come definire l’individuo di un qualunque popolo. Un popolo si definisce a partire dalla data area geografica che lo delimita e dagli usi, costumi e ordinamenti che esso si dà. Dopo la Grande Diaspora, iniziata con la distruzione del tempio di Gerusalemme da parte dell’esercito romano di Tito (70 d.C.), gli Ebrei non ebbero più un loro territorio. Gli ordinamenti che essi conservarono nei territori dove si rifugiarono come comunità potevano solo essere ordinamenti religiosi; pure gli usi e i costumi erano quelli di carattere religioso estratti dalla Torah. Allora nei secoli, tutto ciò che si è conservato dell’antico popolo ebraico è la sua religione, il giudaismo. Per questo già molti risorgimentisti e sostenitori della questione ebraica sostenevano che l’essere ebreo non poteva prescindere dall’essere giudeo. Ciò che ancora mancava era il recupero della terra originaria di questo popolo, il recupero dello stato israelitico, perché l’ebreo potesse finalmente essere tale. Ovviamente, anche in questo caso, fu la religione a indicare il luogo.

E allora, incuranti dei legittimi eredi che popolavano quella terra da secoli (per altro di etnia semitica, la stessa degli ebrei) a fine ‘800, e poi con la Dichiarazione Balfour del 1915, si è deciso che l’unico “popolo” ad avere la presunzione di essere sopravvissuto all’era dell’antichità dovesse riappropriarsi di una terra che non gli apparteneva più da oltre 1800 anni! Un tale affronto alla storia poteva risolvere le sue contraddizioni in un fallimento o in un successo sfolgorante delle armi, con tutto l’orrore disumano che esso comporta. Sfortunatamente, grazie alla volontà politica del blocco occidentale, si decise di porre un avamposto a guardia del Medio Oriente, una futura porta verso altre terre da colonizzare per l’imperialismo statunitense.



IL SOSTEGNO DELL’OCCIDENTE ALLA POLITICA SIONISTA

Da allora ufficialmente quella tra ebrei e palestinesi diventa una lotta vitale. Le comunità locali, benché di religione diversa, convissero per quasi due millenni dalla diaspora in maniera del tutto pacifica. Qualche rabbino racconta persino di quando durante i festeggiamenti di Yomo Kippur (la pasqua ebraica) le madri impegnate nelle celebrazioni lasciavano i loro figli alle donne palestinesi. E allora perché una vera e propria propaganda di regime – regime nato dalla volontà di ebrei venuti da fuori – scava tra questi due popoli una trincea? Di nuovo: perché la ragione è politica, come per ogni genere di contesa. E ogni ragione politica cela il più profondo interesse economico. Degli Stati Uniti di mettere piede in oriente, dei coloni ebrei di appropriarsi di terre che saranno al centro delle contese degli anni avvenire. E infatti, pensate ai fatti dell’Afghanistan, dell’Iraq, dell’Iran e della Siria, e a quanto sono prossimi dallo stato di Israele; e pensate pure che l’occidente, USA in testa, è stato protagonista in ognuno degli scenari che questi posti hanno accolto dagli anni ’50 a oggi; ovviamente, per grazia di Israele.

Dunque il massacro dei palestinesi è un affare importante per tutto l’occidente perché l’occidente stesso possa avere seriamente intenzione di fermare il conflitto, al di là delle chiacchiere. Non stupisce che la risoluzione ONU per indagare sui crimini di guerra commessi da Israele non sia passata, con l’astensione della maggior parte delle nazioni europee (Italia compresa) e la contrarietà di Stati Uniti e Israele (ovviamente). La risposta dura c’è stata solo dal continente sudamericano che in diversi paesi ha interrotto i rapporti con Israele, in campo economico e politico-diplomatico, arrivando pure a ritirare il proprio ambasciatore e costringendo a fare le valige quello israeliano. Ed è questa la strada da seguire per far cessare il conflitto. E’ necessario che Israele sia tagliato fuori dal mondo e seriamente danneggiato negli scambi commerciali. E’ questo che sospinge ogni conflitto, la ragione economica, perciò non dovrebbe stupire più di tanto che una multinazionale come la Garnier abbia regalato alle soldatesse israeliane cosmetici e prodotti per la cura personale. E allora si boicotti Israele e i suoi partner! Chi non lo fa ne diventa complice.

continua...



GIACOMO KATANGA

Nessun commento: