Nel 1926 (dicembre) il censimento dette la cifra di 147.000.000, nel 1937 (gennaio) il censimento indicò in 162.000.000 la popolazione dell’URSS;
Questo
significa che in quel periodo la popolazione crebbe dello 1,02 %°
l’anno, incremento identico a quello italiano e superiore al
contemporaneo incremento medio annuale di Francia, Inghilterra e
Germania. Il censimento del gennaio 1939 indicò in 170.000.000 la
popolazione dell’URSS; secondo attendibili fonti la cifra è tropo alta e
va ricondotta a 168-169.000.000. Anche accettando le cifre più base
abbiamo un incremento medio rispetto al 1926 (dicembre) del 1,42%°,
nettamente superiore a quello degli altri paesi dell’Europa
occidentale.La popolazione dell’URSS nel 1939, sempre accettando la
cifra più bassa, incideva sul totale della popolazione mondiale per il
7,77 % (1919 7,50%); nello stesso periodo (1919-39) la Francia passa
dal 2,17 al 1,91, la Germania dal 3,33 al 3,13, il Regno Unito dal 2,39
al 2,13, l’Italia dal 2,11 al 2 ( malgrado la campagna demografica del
fascismo), gli USA dal 5,84 al 6 e il Giappone dal 3,03 al 3,05.Bastava
leggere i numeri per rendersi conto che le cifre dei repressi e delle
vittime sono state addirittura decuplicate, in alcuni casi, nei vari
libri neri, al punto che lo stesso coautore del Libro nero del comunismo,
Nicholas Werth, ha dovuto rettificare al forte ribasso le cifre
gonfiate presenti nell’opera, come riconosciuto da lui stesso in un
articolo dei primi annni ’90 sulla rivista L’Histoire.
LOTTA ALLA CONTRO-RIVOLUZIONE
Dal
1921 al 1953 furono condannate per attività controrivoluzionaria circa
4.000.000 di persone, delle quali 780.000 furono fucilate; nei campi
di lavoro, colonie penali e prigioni morirono 600.000 detenuti
politici. Si possono calcolare pertanto in 1.400.000 i morti per motivi
politici nell’URSS dalla fine della guerra civile alla morte di
Stalin. Sono cifre ben lontane da quelle riferite dai vari Conquest,
Medvedev, Solzhenitzin, che oscillano tra 10.000.000 e 40.000.000
milioni di esecuzioni.
SISTEMA PENALE SOVIETICO
Nel
sistema penale sovietico i condannati potevano,soltanto nei casi più
gravi, essere inviati nei Gulag, per reati meno gravi nelle colonie di
lavoro, dove i condannati erano impiegati nelle fabbriche o
nell’agricoltura e percepivano un regolare salario, o in particolari
zone di residenza con proibizione di risiedere in alcune città, in
genere Mosca o Leningrado. In quest’ultimo caso godevano in genere dei
diritti politici; in attesa della sentenza gli accusati erano tenuti
nelle prigioni. Il totale dei condannati nei Gulag oscillò tra un minimo di 510.000 nel 1930 a un massimo di 1.711.202 nel 1952.
I
condannati presenti nei Gulag, colonie di lavoro e prigioni
oscillarono fra 1.335. 032 del 1944 e 2.561.351 del 1950. Mancano i
dati complessivi fino al 1939, quando si raggiunse la cifra generale di
2.000.000. La mortalità generalmente oscillante intorno al 3% annuo
toccò punte elevate nel 1942 e 1943, 17%, durante il periodo bellico,
quando anche le condizioni alimentari, igieniche, di salute della
popolazione civile peggiorarono drammaticamente. Al tempo stesso la
popolazione dei Gulag diminuì drasticamente, perché molti condannati
furono arruolati nell’esercito.Il forte incremento degli
anni postbellici è in parte da attribuire alla presenza di prigionieri
di guerra, condannati per diserzione e collaborazione con gli occupanti
tedeschi. E’ comunque interessante notare che la popolazione detenuta
nel suo complesso arrivò a toccare al massimo il 2,4% della popolazione
adulta; nel 1996 erano detenuti negli USA 5.500.000 persone cioè il
2,8% della popolazione adulta. Le statistiche ci dicono
anche che la grande maggioranza dei condannati (80-90%) riceveva pene
inferiori a 5 anni, meno del 1% superiori a 10. Vanno anche
ricordati i provvedimenti di amnistia, i più larghi dei quali, che
interessarono oltre un milione di detenuti, nel 1945 e nel 1953. Credo
che qualunque paragone con i campi di concentramento nazisti sia un
offesa alla verità; lì i deportati erano destinati, se ebrei, rom o di
razze considerate inferiori, a morte certa; nessun tribunale aveva
decretato la loro condanna; le pene non prevedevano un termine, non
c’erano amnistie; non c’era la possibilità di revisione della condanna e
di riabilitazione, come, anche in epoca staliniana avvenne per non
pochi condannati: per quanto dure potessero essere le condizioni nei
campi sovietici, non erano paragonabili a quelle dei lager nazisti.
LE PURGHE
Contrariamente
a quanto affermato la maggioranza dei vecchi bolscevichi non fu
colpita: dei 24.000 iscritti prima del 1917 ne sopravvivevano 12.000
nel 1922, 8.000 nel 1927, meno di 5.000 (cioè tra 4.500 e 5.000 n.d.r.)
nel 1939, dopo la grande purga. Dei 420.000 membri del PCUS nel 1920
ne rimanevano 225.000 nel 1922, 115.000 nel 1927, 90.000 nel 1939.
Altri dati indicano in 182.600 gli iscritti prima del 1920, dei quali
125.000 erano presenti nel 1939. La purga
investì l’esercito, ma non nella misura indicata daglia nticomunisti.
Dei 144.300 ufficiali e commissari dell’Armata Rossa 34.300 furono
espulsi per ragioni politiche; di questi 11.586 entro il maggio 1940
furono reintegrati nel posto e nel grado; le vittime della purga
nell’esercito furono pertanto 22.705, cioè il 7,7% del totale. Anche in
questo caso furono gli alti gradi ad essere più colpiti.
KULAKI
La
composizione di classe dei contadini nel 1927 era la seguente: i
contadini poveri costituivano il 35% del totale. La grande maggioranza
della popolazione agraria, dal 51 al 53%, era costituita dai contadini
medi (le cui condizioni di lavoro erano tuttavia arretrate).
“Nell’insieme dell’Unione sovietica, tra il 5% e il 7% dei contadini
erano riusciti ad arricchirsi: i kulaki. Dai dati del censimento del
1927, il 3,2% delle famiglie dei kulaki possedeva in media 2,3 animali
da tiro e 2,5 vacche contro una media di 1,0 e 1,1 per le rimanenti
famiglie. 950.000 famiglie, cioè il 3,8%, occupavano operai agricoli o
affittavano mezzi di produzione.Al 1° ottobre 1928 su 1.360.000 membri e
candidati, 198.000 erano contadini. Nelle campagne c’era un membro del
partito ogni 420 abitanti e 20.700 cellule del partito, una ogni
quattro villaggi. Queste cifre acquistano maggior peso se messe a
confronto con quelle degli ‘effettivi permanenti’ della reazione
zarista, i preti ortodossi e gli altri religiosi a tempo pieno, che
erano 60.000. La gioventù contadina costituiva la più grande riserva
del partito. Sempre nel 1928 un milione di giovani contadini militavano
nel Komsomol ed inoltre il partito poteva contare sui soldati che
avevano combattuto nell’Armata rossa durante la guerra civile e sui
180.000 contadini che si arruolavano ogni anno nell’esercito, dove
ricevevano un’educazione comunista.
Negli anni 1939-1931vennero
esprorpiati i terreni di 381.026 kulaki che furono costreti all'espatrio
insieme alle loro famiglie, nelle terre vergini dell’Est della Russia.
Si trattava di 1.803.392 persone. Al 1° gennaio 1932 nei nuovi
insediamenti ne furono censite 1.317.022. La differenza era di circa
486.000, che non coincide con la loro eliminazione fisica. Data la
disorganizzazione dell’epoca, bisogna mettere in conto che un numero
imprecisato di deportati riusciva a fuggire durante il viaggio. Fenomeno
frequente, confermato dal fatto che di quel 1.317.000 censiti nei nuovi
insediamenti, 207.010 riuscirono a fuggire nel 1932. Molti altri, dopo
la revisione del loro caso, poterono tornare nei luoghi d’origine.
FONTI
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S. Fitzpatrick Educational level and social mobility in Soviet Union 1921-1934 Cambridge University Press 1979
J A Getty Origin of great purges: the soviet communist party reconsidered 1933-1938 Cambridge University Press 1999
J A Getty R T Manning Stalinist terror: new perspectives CambridgeUniversityPress 1993
S G Wheatcroft Toward explaining the changing levels of Stalinist repression in 1930s. mass killing Europe-Asia studies 51;113-145.1999
S G Wheatcroft Victims
of Stalinism and the Soviet Secret Police. The comparability and
reliability of archival data. Not the last word Europe-Asia Studies 51;
515-545, 1999
R W Davies M Harrison, S G Wheatcroft The economic transformation in Soviet Union 1914-1945 Cambridge University Press 1994
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