Visualizzazione post con etichetta Ironia della sorte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ironia della sorte. Mostra tutti i post

martedì 2 gennaio 2018

MOMENTI DELICATI

Tocca farlo, almeno durante le feste. Arriva la sera in cui vai a trovare quel tuo amico d'infanzia, che ha sposato una maniaca folle, pazza e altro ancora della pulizia.
(Il mio amico trovò di peggio. A suo tempo sposò oltre a una maniaca della pulizia, una che non dorme se non mette in riga tutto, compreso le scarpe e pure i lacci delle scarpe nella scarpiera. Non dorme se l'ultimo bicchiere non lavato, anzi lei dice “sporco”, sul lavandino).
Suoni alla porta e viene proprio il tuo amico ad aprire.
"wee pazzo, come stai?"
Lui che è sempre stato ateo da che ricordi, ti abbraccia e dà un augurio corposo "tanti auguri, buon natale!"
In situazioni simili è meglio tirare dritto e pensare poco, altrimenti tornano alla mente tutte le bestemmie dette ad alta voce, magari mentre parlava con un credente o un prete. I soldi delle offerte rubati, ma questo non si dice.
Provi a metter piede in casa, lui ti ferma deciso  "abbiamo questo pavimento parquet, si riga facilmente. O ti togli le scarpe o devi mettere le pattine!"
Vorresti dir qualcosa, poi ti trattieni, perché tutto sommato pare che il tuo amico stia bene, pare...
Entri, dopo aver messo i piedi dentro le pattine e noti che i suoi piedi, i suoi piedi  sono imprigionati dentro pantofole di peluche color azzurro, quasi fosforescente.
Un tempo avrebbe detto che certe cose le portano gli uomini senza palle... lo ricordi, lo ricordi perfettamente.
Ti porta in salotto dove ha due poltrone giganti. Fai per sederti senza chiedere il permesso, del resto quando veniva a casa tua andava direttamente ad aprire il frigo, per prendersi da bere; perché dovresti chiedere il permesso?.
Non fai a tempo, arriva anche lei, la maniaca demoniaca e un po' si vede pure, con quel trucco da vampira  "auguri, buon natale!"
Ricambi i saluti e mentre ti accingi di nuovo a sederti, lei fa "no, aspetta questo divano è delicatissimo, prendo un lenzuolo". Vorresti andar via, ma vedi il tuo amico felice, quindi aspetti. S'apre la porta e noti il figlio seduto su un’altra poltrona della stanza accanto, completamente immerso, con la testa dentro un cellulare gigante, quasi più grande della sua testa. Non parla, non saluta e non sa che è arrivato un amico del padre.
Non te la prendi, da ragazzo facevate di peggio tu e il tuo amico.
"E' cresciuto, però! Quanti anni ha?"
"ne compie 13 a febbraio"
In quel momento pensi a quando avevate tredici anni, ai giornaletti porno scambiati, alle volte in cui le “tanava”  tuo padre. A quei tempi non c'erano i cellulari e di notte sognavi di fare sesso con una di quelle sempre presenti nei fumetti passati di mano in mano, da mano in mano, fino allo sfinimento.
Finalmente siedi! "ti va un caffè?"
"certo", rispondi... """ti ho portato anche un regalo, almeno un cazzo di caffè fammelo!"""" (In certe situazioni le vocine interne sono bastarde, diciamocelo).
In attesa del caffè, chiedi al tuo amico "senti, ma tuo figlio sta sempre davanti a quel coso? Si stacca ogni tanto o è nato così?"
Lui ride, tanto per farti un favore, poi si confida "è un genio del computer, del telefonino… sa fare tutto”.
Tu lo sai, tu ricordi che in terza media, il tuo amico fu beccato mentre guardava nel buco della serratura nel bagno per solo femmine. Ricordi persino che fu il primo a comprare una rivista porno con le foto vere, ma "vere veramente", diceva lui.
Ma non puoi dirlo. Non puoi dire che noi non avevamo il cellulare e neanche la cellulite, che noi avevamo tre impegni seri: il pallone, cercare di incontrare la ragazzina del palazzo di fronte e l'arte annessa nell'intimo sottobosco, sottopancia.
Arriva il caffè, finalmente!
Lei non mette il vassoio sul tavolo, ti dice "ecco il caffè" e assetta il vassoio quasi sotto il tuo mento.
Vorresti prendere la tazzina e berla, lei ti dice "bevi qua, non vorrei cadesse il caffè a terra sarebbe la fine".
Ti giri verso il tuo amico e lui annuisce. Ancora una volta vai oltre, nel frattempo il figlio è annegato dentro il cellulare.
Ti fai piccolo e provi di nuovo "ma sta sempre davanti al cellulare tuo figlio?"
Risponde lei, la demoniaca manica o viceversa "siamo molto contenti di Davide, a scuola va bene, deve recuperare solo qualche materia, ma ha uno straordinario talento per la tecnologia”.
Solitamente alla parola tecnologia seguono sempre belle stronzate, banalità e tecnologia si stringono la mano sempre più spesso, lo disse anche Einstein.
Lei, la manica demoniaca ripete le parole del marito, nonché mio, ormai ex, amico "diventerà un ingegnere informatico".
Stai quasi per scoppiare, poi vedi il tuo amico felice e ti fermi.
Anzi la prendi in modo tranquillo "non credo, però sia buono che stia sempre davanti al cellulare".
Lui "è un ragazzo sensibile, ama la tecnologia".
Senti per la seconda volta il sostantivo tecnologia, non puoi più esimerti dal dire ciò che pensi e vaff "senti, ma p******, secondo te sono tutti ingegneri sti ragazzi? Sono tutti uguali e pensate siano diversi? Ma non è che sei cambiato tu? Te lo chiedi mai? Pensi che tuo figlio si conosca sessualmente? Si fa le pippe come noi? Gioca a pallone qualche volta? No, perché a me sembra un rincoglionito".
Lei diventa una furia, quasi nitrisce, mentre il mio amico vorrebbe riderci sopra, sorvolare.
L'ultimo dito di caffè ti cade sulla parte di divano, casualmente non coperta dal lenzuolo steso.  Lei urla “no, adesso dobbiamo chiamare il tappezziere, solo lui sa come fare andare via le macchie”.
A quel punto, mandi indietro il nastro, metti le pattine, sorridi al figlio rincoglionito, saluti lei calorosamente anche se sa di surgelato, chiacchieri con il tuo amico e bevi il caffè composto, senza opporre resistenza e tutto fila liscio.

Vedi il tuo amico felice e ti manipoli pur di non essere inopportuno. Il vaff rimane sullo stomaco, non poteva essere altrimenti.

(Antonio Recanatini)

giovedì 30 novembre 2017

Bancarotta fraudolenta di casa nostra

Un signore un po' stonato, gravemente malato di soldi e potere, apre una ditta di abbigliamento. Rimane aperto un anno, prende dai fornitori e non paga gli ultimi corposi arrivi, chiude per fallimento. Dal fallimento il giudice trae la sacrosanta bancarotta fraudolenta. Un anno di detenzione ed esce. Non può intestarsi nulla, non può aprire un conto, non può firmare niente perché la sua firma non vale. Anche la moglie ha chiesto preventivamente il divorzio.
Dopo due mesi, riapre una ditta a nome del figlio, a capo c'è sempre il padre fraudolento e la moglie preventivamente divorziata, con un bel gruzzolo messo via dopo non aver pagato le ultime tasse e i fornitori.
Il conto corrente è intestato alla moglie divorziata, insieme fanno bingo e insieme costruiscono il mondo degli onesti e dei rispettabili.
Passa il tempo e va in malora anche il figlio. Stessa fine, 6 mesi in carcere, 10 mesi agli arresti domiciliari. Anch'egli non potrà intestarsi più uno spillo, forse neanche firmare il certificato di giustificazione del figlio, ma il cugino aprirà un'altra azienda.
I cugini prestanome aiutano spesso le famiglie in difficoltà
Stessa sorte, prestiti, nuovo locale, una montagna di nuovi arrivi: pronti via!
A capo c'è sempre quel padre e come aiuto capo, sempre il figlio, ma non risultano sulla carta, come non risulta illecita la montagna di soldi sul conto della moglie.
Ormai sono ricchi e possono anche permettersi di sbattere il lusso in faccia alla povertà. Per la legge sono soltanto fraudolenti,
A nome del Belpaese di merda in cui viviamo!
Non è finita. Chi difende il buon nome della famiglia? Gente che dipende e, soprattutto, gente che per molto meno è stata condannata ad anni e anni di prigionia.
Sempre a nome del Belpaese di merda in cui viviamo, che difende l'alto reddito e condanna duramente la povertà.
E' tempo di cannoni, disse il gigante senza armi 

Bambole gonfiabili

Daniela Santanché, questa volta scomodo anche le maiuscole per scrivere il suo nome, è stata insultata, l'hanno chiamata puttana. A parte il fatto che potrebbe essere scambiata più per una bambola gonfiabile, se proprio vogliamo trovarle una gemella come aggettivo; ma perché chiamarla Puttana?
Le prostitute hanno attenuato le fobie di milioni di uomini, allietato le serate dei lavoratori, abbassando le tariffe e concedendo sconti.
Perché paragonare costei a una puttana? E soprattutto perché risulta un insulto "Puttana"?
Evidentemente, quando di sera uscite da casa, mettete degli occhiali scuri, ma molto scuri poiché riescono a nascondere i bordi delle strade, i marciapiedi.
Evidentemente sfugge a tutti che la prostituzione svetta tra i lavori femminili, specie tra le straniere e soprattutto le immigrate.
La prostituzione non è solo schiavitù, spesso è un salvataggio in calcio d'angolo, una fonte di reddito che ha permesso a molte persone di crescere.
La professione più antica del mondo, quando s'imborghesisce si chiama: escort, accompagnatrice, dama di compagnia, , a volte massaggiatrici professioniste..
Puttana è un epiteto dequalificante, un dispregiativo da usare con cautela, altrimenti dovremmo parlare di una generazione di puttanieri, di smercio dei corpi, di tratta e di sesso e prestazioni.
Tutto quel che l'italietta finanzia e consuma di nascosto, poi la ritratta, la dimentica nel salvadanaio da riempire, per un nuovo giro di giostra.
Vada per bambola gonfiabile, le puttane hanno un'anima.