Ecco un estratto del capitolo dedicato all'«oro di Bossi».
Dai 20 milioni di lire di debiti al boom elettorale
«Quindi lei entrò in politica per i debiti?». «Sì, possiamo dire per i debiti». È Umberto Bossi che risponde. Siamo nel 1990, agli albori della Lega, e chi lo intervista è Indro Montanelli, sul suo Giornale.L'AIUTO ALLA UNION VALDÔTAINE. L’avventura picaresca del primo Bossi inizia così, con 20 milioni di lire di debiti, contratti per essersi preso carico del Nord-Ovest, giornale dell’Union Valdôtaine, movimento del suo maestro di autonomismo Bruno Salvadori, morto in un incidente stradale. «Restammo in due a far fronte a questo debito: io e il dottor Maroni. Furono un paio d’anni piuttosto duri. Io pensavo di coprire i debiti nel giro di un anno: in realtà non è andata così perché dopo un anno non avevamo ancora esaurito il passivo. […] De Rita, che io conosco personalmente, su Panorama ha detto chiaramente ai partiti: compratevi la Lega. Mi hanno anche offerto 50 miliardi, ma penso che molte offerte vengono fatte con la speranza di indurre a qualche frattura». E soprattutto non sarebbe stato un buon affare per Bossi, che con il suo diabolico fiuto intuisce già al tempo che quel giocattolo, la Lega Lombarda, deve valere molto di più.
NEL 1992, IL PRIMO RIMBORSO: 2,7 MLD. La storia gli darà ragione e anche velocemente. Alle europee del 1989, Bossi aveva già raccolto i primi frutti, eleggendo due eurodeputati e assicurandosi quasi un miliardo di rimborso elettorale. Un anno dopo, con le regionali, la Lega fa il boom. Un milione e mezzo di voti, pari a 1.729.000.000 di lire. Due anni dopo, nel 1992, si vota per rinnovare Camera e Senato, e i «barbari» di Bossi portano a casa un bottino incredibile: 80 seggi in tutto, più dell’8% nazionale, 3,5 milioni di voti, e soprattutto, 2,7 miliardi di rimborso pubblico.
Le cose cominciano a mettersi decisamente bene per la Lega, partita con i debiti ma diventata nel giro di pochi anni il quarto partito italiano. Mentre gli altri partiti crollano, la tribù di Bossi conquista potere giorno dopo giorno. Anche economico.
Gli affari immobiliari: i 14 miliardi per via Bellerio
Così all’inizio del 1993, mentre i partiti morenti della prima Repubblica svendevano i loro immobili o recedevano dagli affitti nel centro di Milano e Roma, la Lega acquistava 7 mila metri quadri coperti, più parcheggi e giardino.LO SHOPPING DI BALOCCHI. Bossi aveva infatti incaricato il suo esperto di questioni economiche, Maurizio Balocchi, futuro tesoriere del Carroccio, di trovare un immobile per farne il quartier generale del partito. Balocchi individuò quindi uno stabile che ospita una «fabbrichetta» farmaceutica, la Meazzi, in una strada della periferia di Milano, una certa via Bellerio. «Architettura in puro stile lombardo anni del boom economico: niente fronzoli e tanto spazio per lavorare. Settemila metri quadri su tre piani fuori terra e due interrati, con 250 uffici già disponibili, più parcheggio e un tocco di verde stitico. Costo totale per l’acquisto intorno ai 14 miliardi» scrisse il Corriere della Sera.
QUANDO VOLEVANO ABOLIRE I FINANZIAMENTI. Ma da dove arrivavano tutti questi soldi? Fino a quel momento la Lega poteva contare su circa 6 miliardi di finanziamento pubblico, non di più. Tanto più che i lumbard si stavano battendo per abolirlo, il finanziamento pubblico. «Se verrà abolito», spiegò Marco Formentini, «faremo un mutuo bancario», e le rate verranno pagate con i contributi di iscritti e simpatizzanti. Bossi confidava sulle capacità di mobilitazione della sua Lega, attraverso le feste: «Adesso ne facciamo qualche decina, vorrà dire che ne faremo di più» dispose il segretario federale. «Solo l’ultima, a Pontida, ci ha fruttato 200 milioni di lire».
LA FINE DELLA PRIMA REPUBBLICA. Fatto sta che, mentre la Lega faceva shopping immobiliare, gli altri partiti andavano in rovina: il Pds fu costretto a vendere la sede di via Volturno a Milano, quella che ospitava gli uffici della più importante federazione ex comunista d’Italia; il Psi lasciò il palazzo di corso Magenta, dove nacque il craxismo; la Democrazia Cristiana dovette cercarsi una nuova sede («quattro stanze e una sola linea telefonica», propose il vicesegretario Diego Masi) per sgomberare al più presto il palazzo di via Nirone; il Psdi, per gli uffici di via Dogana che si affacciano su piazza Duomo, aveva scelto la strada più breve, ossia quella di chiuderli restituendo le chiavi alla segreteria nazionale. In questo disastro generale, la Lega poteva permettersi uno stabile da 14 miliardi di lire.
Le società e il sistema di holding
Una galassia di società, organizzate secondo un sistema di holding, come nelle grandi aziende. Negli ultimi 10 anni la Lega Nord ha mantenuto parte di quella galassia. Ma che risultati hanno prodotto le Srl di Bossi? Bisogna distinguere i conti del soggetto giuridico «Lega Nord» da quelli delle società partecipate.Il partito, pur con alti e bassi, si è mantenuto sempre solido dal punto di vista finanziario. Grazie da un consistente afflusso di soldi pubblici, con i rimborsi elettorali, e di donazioni private (sotto forma di autofinanziamento da parte degli eletti, contributi di cittadini o aziende, e tesseramento).
AFFARI SFORTUNATI. Le società leghiste invece hanno avuto più bassi che alti, e molte sono state liquidate dopo qualche anno. La Pontida Finanziaria ha chiuso per quattro anni di seguito, dal 2001 al 2005, in negativo. Non meglio la Fingroup che nel 2000 aveva 7 mila euro di utile e due anni dopo 116 mila euro di perdite. A lungo in rosso anche le controllate da Fingroup: Celticon, Media Padania, Check-up Srl (sondaggi e analisi di mercato), Padania Viaggi.
La Fingroup ha visto scendere le sue partecipazioni, nel 2009, da 128 mila a 85 mila euro. Due delle partecipate finite maluccio sono la Padania Viaggi, cancellata nel 2010 dal registro imprese, e la Check-up, società di sondaggi leghisti, depennata anch’essa nel 2010. Male anche la Media Padana Srl, mentre risultano attive la Bicicletta Padana (promozione del ciclismo e vendita on line della «bici padana» a 250 euro) e la Celticon, proiezioni di film e programmi tivù (che però ha chiuso il 2009 con un debito verso Equitalia di 270 mila euro).
IL TESORETTO DELLA PONTIDA FINANZIARIA. La Pontida Finanzaria ha registrato nel 2010 perdite per 90.267 euro, un dato peggiore di quello del 2009 (meno 26.343). La società dispone di un tesoretto immobiliare non indifferente. È suo il prato di Pontida (nel 2010 l’Eco di Bergamo raccontava di ruspe al lavoro sul pratone, «lavori affidati alla Pontida Finanziaria») ed è sua via Bellerio.
Il valore dei fabbricati al 31 dicembre 2010 è di 11.589.903 mentre i terreni valgono 1,4 milioni di euro. Nel passivo ci sono però 1.481.468 euro di debiti.
LE AZIENDE LIQUIDATE. La holding leghista Fingroup è anch’essa leggermente in passivo. Il 2010 si chiude con una perdita di 8.614 euro, comunque meno rispetto al rosso del 2009. Per quanto riguarda le partecipate della Fingroup, nell’ultimo anno l’assetto societario è decisamente mutato. I leghisti sono stati costretti a liquidare la Check-up Srle la Padania viaggi. Quindi nel 2011 la Lega ha conservato tre delle società del suo patrimonio originario: la Celticon, Media Padania e La Bicicletta Padana Srl. La prima (editrice di Telepadania) se la passa maluccio: il 2010 ha segnato per la Celticon una perdita di 1.037.572 euro, con 1.937.000 euro di debiti.
DALLA PUBBLICITÀ ALLE TIVÙ. In rosso di 15 mila euro anche Media Padania, concessionaria di pubblicità leghista. A sua volta Media Padania (prima amministrata dall’avvocato Matteo Brigandì, già uomo della Lega nel Csm) possiede quote di altre due società: Compagnia Televisiva del Nord (60%, in liquidazione) ed Erirecords Srl (90% della proprietà).
Finanziamenti pubblici alla Lega Nord dal 1989 al 2010
Il partito Lega Nord invece ha mantenuto discrete condizioni di salute finanziaria. Anche nel 2004 il bilancio si è chiuso in positivo, con un 4,5 milioni di euro di introiti pubblici che rappresentano il 40% delle entrate della Lega. Meno di altri partiti, ma comunque una buona fetta. Che, come abbiamo visto, è lievitata negli anni, mettendo al sicuro i conti di tutti i partiti.IN 10 ANNI 170 MLN DI FONDI. Ma a quanto ammontano i soldi pubblici ricevuti dalla Lega Nord, in rimborsi elettorali? Abbiamo tentato, per la prima volta, di ricostruire lo storico del finanziamento pubblico al movimento di Umberto Bossi. Solo negli ultimi 10 anni (2001-2011) la Lega ha ricevuto circa 140 milioni di euro di fondi pubblici (anche escludendo i soldi destinati alla Padania e tutti gli stipendi che lo Stato versa ai suoi parlamentari).
Elezione |
Rimborso in euro |
Europee 1989 |
466.000 |
Regionali 1990 |
893.000 |
Politiche 1992 |
1.344.000 |
Trentino 1994 |
51.000 |
Politiche 1994 |
4.130.000 |
Europee 1994 |
1.549.000 |
Regionali 1995 |
1.549.000 |
Politiche 1996 |
5.164.500 |
Europee 1999 |
4.000.000 |
Regionali 2000 |
6.300.000 |
Politiche 2001 |
9.547.000 |
Friuli 2003 |
528.190 |
Europee 2004 |
12.500.000 |
Regionali 2005 |
11.000.000 |
Politiche 2006 |
21.500.000 |
Politiche 2008 |
38.500.000 |
Europee 2009 |
25.540.000 |
Regionali 2010 |
24.000.000 |
Totale |
168.561.690 |
851 MILA EURO IN PARCO MACCHINE. Le partecipazioni in imprese valgono 7.603.239 euro mentre il patrimonio immobiliare, iscritto alla Pontida Finanziaria Srl, è pari a 11 milioni e mezzo. Il valore del parco auto del Carroccio? Enorme, 851 mila euro (tolte ovviamente le auto blu dei capi, di proprietà dello Stato).
Mercoledì, 04 Aprile 2012
pubblicato da http://www.lettera43.it
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