Apprendiamo dalle agenzie di stampa che il procuratore Caselli ha
definito, dietro il paravento del "sembra", non democratico il fatto che
gli si dia del boia contestandolo. Come capita nei media, il
procuratore dovrebbe saperlo, il "sembra" nei titoli è scomparso. Ma
conta l'effetto: chi gli dà del boia appare, nel Caselli pensiero, non
democratico.
Il procuratore, nelle sue affermazioni, è confortato
dal consenso della totalità dei media italiani. Tutta questa totalità ha
molto poco di democratico ma a questo Caselli sembra non badare.
Come
sembra non badare ad un dettaglio. Se la magistratura mettesse davvero
gli occhi sul complesso dell'operazione Tav molto difficilmente, ad
esser buoni, potrebbe partire l'inutile mostro tecnologico così come
appetito da cooperative di area PD e grandi imprese. Nel perseguire i
manifestanti, senza concentrarsi sulla Tav, la magistratura torinese non
fa quindi una scelta puramente giuridica ma una politica e di tutela di
precisi interessi. A prescindere dalle indicazioni dell'ordinamento.
Tutto molto democratico vero Mr. Caselli?
Come era democratico
l'ordinamento che Caselli difendeva alla fine degli anni settanta.
Quello che prevedeva "la pena aumentata della metà" in automatico non
appena si gridasse alla finalità di terrorismo rispetto al reato
commesso. Oppure la sospensione di ogni diritto civile nelle carceri (il
famigerato articolo 90 della riforma penintenziaria che aboliva gli
altri 89 in caso di necessità cioè sempre).
Si potrebbe continuare
a lungo sul concetto di democrazia difeso da Caselli, sul bel mondo che
ci ha regalato questo tipo di difesa.
Ma fermiamoci a questa
concezione di Caselli. Dargli del boia non gli "sembra democratico",
bontà sua. Resta un problema, forse non contemplato da tanto fior di
galantuomo. E se uno lo pensa, crede spontaneamente che Caselli sia un
boia? Cosa deve fare? Dirlo con il linguaggio dei gesti come per i tg
dove c'è anche l'edizione per i diversamente abili?
Semplimente, come capita da quando esiste la politica, se uno lo pensa lo dice o lo scrive.
Anche
un uomo delle istituzioni lo potrebbe capire. Ma quando ci sono da
tutelare interessi veri, per quanto inutili e dannosi, qualche forzatura
è nel conto. Vero Mr. Caselli?
Difenda pure la sua democrazia
fatta di gare d'appalto, profitti gonfiati, project financing e di laghi
di cemento su territori verdi. Se le piace tanto e magari la difenda
convintamente, dica al mondo che appalto è bello senza pararsi dietro le
procedure giuridiche. Però ci risparmi di dire agli altri cosa è
democratico o no. La Valsusa è un territorio compatto che non vuole la
Tav. Cercare di giocare con qualche battuta per dare
dell'antidemocratico a chi si è visto sottrarre ogni norma elementare di
democrazia non è credibile. Fa ridere, se questo lo consola.
Da Senza Soste
mercoledì 22 febbraio 2012
martedì 21 febbraio 2012
L’Eurogendfor non deve Rispondere a Nessuno DI MARCO CANESTRARI
Ogni informazione contenuta in questo testo deriva direttamente da fonti ufficiali
Il
12 giugno 2010, dopo la ratifica della Camera e del Senato senza nessun
voto contrario, il trattato di Velsen entra in vigore in Italia. Questa
legge istituisce la Forza di Gendarmeria Europea (Eurogendfor o EGF),
già attiva a tutti gli effetti, con quartier generale a Vicenza.
Cosa è L’Eurogendfor? E’ il primo Corpo
ad ordinamento militare dell'Unione Europea a carattere sovranazionale,
operativo, pre-organizzato, forte e spiegabile in tempi brevi.
A chi deve Rispondere? La
sua direzione è affidata, oltre che al comandante stesso (attualmente
il portoghese Jorge Esteves), ad uno specifico comando interministeriale
(il CIMIN, con sede a Vicenza), composto dai ministri competenti di
ciascun paese, e tenuti a rispondere solo a sé stessi. La EGF gode
quindi di piena autonomia. Non è alle dipendenze né sottoposto al controllo dei Parlamenti nazionali o del Parlamento europeo.
A Cosa Serve?
Serve ad eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell'ambito delle operazioni di gestione delle crisi. L’art.4 della stessa legge dichiara che, tra le altre cose, rientra nei compiti dell'Eurogendfor: Controllo, supervisione e formazione della polizia nazionale, compreso il lavoro di indagine penale. Eseguire compiti di polizia giudiziaria. Acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence. Condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico, proteggere le persone e i beni in caso di disordini.
Serve ad eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell'ambito delle operazioni di gestione delle crisi. L’art.4 della stessa legge dichiara che, tra le altre cose, rientra nei compiti dell'Eurogendfor: Controllo, supervisione e formazione della polizia nazionale, compreso il lavoro di indagine penale. Eseguire compiti di polizia giudiziaria. Acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence. Condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico, proteggere le persone e i beni in caso di disordini.
Può Essere Toccato?
L'articolo 21 del trattato di Velsen, con cui viene istituito questo corpo d'armata sovranazionale, prevede l'inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor.
L'articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell'autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali.
L'articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate.
L'articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni.
L'articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.
L'articolo 21 del trattato di Velsen, con cui viene istituito questo corpo d'armata sovranazionale, prevede l'inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor.
L'articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell'autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali.
L'articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate.
L'articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni.
L'articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.
Che fine fanno Carabinieri e Polizia? La legge di ratifica n° 84 del trattato di Velsen riguarda direttamente l’Arma dei Carabinieri, che verrà assorbita nella Polizia di Stato, e questa degradata a polizia locale di secondo livello.
Lo scrive addirittura il sito dell’ U.N.A.C. (Unione Nazionale Arma
Carabinieri): “L’U.E. impone la smilitarizzazione dell’Arma e
l’accorpamento dei carabinieri alla Polizia di Stato. L’Arma dei
carabinieri in un futuro più o meno prossimo, ma certamente non remoto, è
destinata ad un inevitabile scioglimento”.
Conclusioni
In parole povere la legge dice che l’Eurogendfor è un corpo di superpoliziotti militari che dirigono le altre forze di polizia, in grado di svolgere missioni in Europa intervenendo rapidamente in zone di crisi ed anche nelle piazze. Non rispondono direttamente delle loro azioni né allo stato né all’Unione Europea. Sono inviolabili i loro capitali, edifici, archivi e comunicazioni. Non possono essere arrestati nemmeno a seguito di una sentenza emanata contro di loro e non sono tenuti a rispondere dei danni che procurano alle proprietà altrui. Per il dispiegamento operativo delle loro forze è sufficiente l’accordo fra una manciata di persone: Il Comandante e i ministri dei paesi firmatari. Questa è Legge.
In parole povere la legge dice che l’Eurogendfor è un corpo di superpoliziotti militari che dirigono le altre forze di polizia, in grado di svolgere missioni in Europa intervenendo rapidamente in zone di crisi ed anche nelle piazze. Non rispondono direttamente delle loro azioni né allo stato né all’Unione Europea. Sono inviolabili i loro capitali, edifici, archivi e comunicazioni. Non possono essere arrestati nemmeno a seguito di una sentenza emanata contro di loro e non sono tenuti a rispondere dei danni che procurano alle proprietà altrui. Per il dispiegamento operativo delle loro forze è sufficiente l’accordo fra una manciata di persone: Il Comandante e i ministri dei paesi firmatari. Questa è Legge.
da ecco cosa vedo
sabato 18 febbraio 2012
UE: il programma Galileo e la sorveglianza satellitare globale Aliena - tratto da www.rinascita.eu
Il debito regna
sovrano sull’eurozona. Fioccano declassamenti come neve, la diabolica
spirale della recessione si espande: Belgio, Spagna e Portogallo sono le
più recenti vittime dell’usura bancaria internazionale.
Il Belpaese – a causa del patto di bilancio siglato da Monti a Bruxelles – verrà dissanguato per i prossimi vent’anni di 45 miliardi ogni dodici mesi; pena, sanzioni aggiuntive. Un coro di proteste si è levato dalla Sicilia, contagiando l’intera penisola. Lunedì 30 gennaio i Forconi laziali avrebbero manifestato fin sotto il Palazzo, costringendo l’ex consulente della Goldman Sachs a contemplare un panorama meno mistico della visione di Roma innevata. Nessun divieto prefettizio alla marcia sulla capitale, se contadini e autotrasportatori avessero inneggiato alla subitanea santificazione di Mr. Spread.
Il Belpaese – a causa del patto di bilancio siglato da Monti a Bruxelles – verrà dissanguato per i prossimi vent’anni di 45 miliardi ogni dodici mesi; pena, sanzioni aggiuntive. Un coro di proteste si è levato dalla Sicilia, contagiando l’intera penisola. Lunedì 30 gennaio i Forconi laziali avrebbero manifestato fin sotto il Palazzo, costringendo l’ex consulente della Goldman Sachs a contemplare un panorama meno mistico della visione di Roma innevata. Nessun divieto prefettizio alla marcia sulla capitale, se contadini e autotrasportatori avessero inneggiato alla subitanea santificazione di Mr. Spread.
Mezza Europa è
stritolata dalla morsa dei mercati; in tale contesto, l’impegno del
vicepresidente della Commissione Ue, responsabile per l’Industria e le
imprese, Antonio Tajani, è stato quello di garantire l’occasione di
“sfruttare le possibilità della navigazione satellitare avanzata offerte
da Galileo”. Il costo del carburante è volato alle stelle, ma – nuntio
vobis gaudium magnum– dal 2014 l’esatta posizione di ciascuno, nel tempo
e nello spazio, potrà essere rilevata con grande accuratezza.
Il 2 febbraio,
Tajani – in visita ufficiale a Londra – ha sottoscritto tre accordi
commerciali con i vertici della società tedesca Ohb System e delle
francesi Arianespace e Astrium Sas per la fornitura di undici nuovi
satelliti e una modifica al lanciatore Ariane 5. Valore generale
dell’affare: 310 milioni di euro.
Galileo, il
programma di radionavigazione e localizzazione d’iniziativa europea – a
cui contribuisce l’Agenzia spaziale italiana – è stato inaugurato con il
lancio dei primi due satelliti nell’ottobre scorso, dalla base Esa (European
space agency) di Kourou – città della Guiana francese. Tale sistema è in
grado di offrire un margine di precisione mai raggiunto prima: potrà
individuare cose o persone con meno di dieci centimetri d’errore. A
pieno regime, consisterà di 30 satelliti – 27 operativi e tre di scorta
– orbitanti a quota 23.222 chilometri su tre piani inclinati
dell’Equatore. I costi complessivi della costellazione artificiale, dal
1999 al 2008, sono stati stimati intorno ai 2,2-2,95 miliardi di euro
[1].
Tra le future
applicazioni, “il ricorso a sistemi di informazione basati su segnali di
posizionamento e sincronizzazione potrebbe permettere di sorvegliare il
rispetto di specifiche regolamentazioni comunitarie” [2]. Vigilare
sull’osservanza dei dettami europei sarà molto più facile e immediato:
migliorerà di gran lunga la vita degli ispettori comunitari.
Con appositi
microchip individuali o radiotelefoni mobili, si potranno “monitorare
bambini, persone affette da Alzheimer o perdita della memoria” [3],
tanto per cominciare.
Nell’ambito dei
trasporti terrestri, è prevista la messa a punto della “tariffazione
stradale, tracciabilità e rintracciabilità di persone e merci” [4]. Dopo
la tracciabilità dei conti correnti, l’identica sorte spetterà al
cittadino: ovunque reperibile, alla stregua d’un pacco postale.
Per quel che
concerne l’aeronautica, “la Commissione europea mira a garantire la
copertura in tutta l’Ue e, per far migliore uso delle tracce dei
satelliti geostazionari Egnos (che vanno dal Nord Europa al Sud Africa e
dall’Oceano Atlantico a quello Indiano), prepara la sua estensione
all’Europa orientale, mediorientale – fino alle regioni più
settentrionali – e proporrà scenari per l’Africa” [5]. Le innovative
frontiere del tecno-colonialismo...
Agricoltura e
trasporti marittimi, operazioni finanziarie e missioni di mantenimento
della “pace” sono ulteriori campi d’azione di Galileo, fra i quali
spiccano “protezione civile e sorveglianza” [6]. Un poderoso apparato di
vigilanza interplanetaria sta per essere dispiegato sulle nostre teste.
Assieme al Gps americano e al Glonass russo, il sistema Egnos (European geostationary navigation overlay service) contribuirà ad ampliare la copertura sino al 95% nelle grandi città ove – a causa dell’effetto “canyon urbano” – è attualmente disponibile al 50%. E nell’empireo cielo di Bruxelles, i beati Commissari hanno stabilito che, nonostante “l’attuale politica americana consista nel fornire gratuitamente il segnale Gps di base, per applicare questo tipo di approccio a Galileo saranno necessari finanziamenti pubblici importanti, dato che il settore privato non è in grado di sopportare da solo costi simili per la fornitura di un servizio gratuito all’utenza. Dato che Galileo è considerato un elemento chiave della rete transeuropea e della politica comune dei trasporti, un finanziamento europeo è giustificato” [7]. Oltre a essere gratuitamente monitorati dall’occhio indiscreto e onnipresente di Galileo, contribuiremo – di tasca nostra – a donargli la vista. Miracoli dell’Unione europea.
Assieme al Gps americano e al Glonass russo, il sistema Egnos (European geostationary navigation overlay service) contribuirà ad ampliare la copertura sino al 95% nelle grandi città ove – a causa dell’effetto “canyon urbano” – è attualmente disponibile al 50%. E nell’empireo cielo di Bruxelles, i beati Commissari hanno stabilito che, nonostante “l’attuale politica americana consista nel fornire gratuitamente il segnale Gps di base, per applicare questo tipo di approccio a Galileo saranno necessari finanziamenti pubblici importanti, dato che il settore privato non è in grado di sopportare da solo costi simili per la fornitura di un servizio gratuito all’utenza. Dato che Galileo è considerato un elemento chiave della rete transeuropea e della politica comune dei trasporti, un finanziamento europeo è giustificato” [7]. Oltre a essere gratuitamente monitorati dall’occhio indiscreto e onnipresente di Galileo, contribuiremo – di tasca nostra – a donargli la vista. Miracoli dell’Unione europea.
IL TESTO RITROVATO "I governi sono ingannatori" Di Lev Tolstoj
Roberto Coaloa –
pubblicato da “IlSole24Ore” 22 maggio 2011
Il secolo e la sua fine non significano nel linguaggio evangelico il
termine e l’inizio di un periodo di cento anni, ma la fine di una
concezione della vita, di una credenza, di un mezzo di comunione tra gli
uomini, e il principio di una nuova visione del vivere, di una nuova
religione, di un nuovo strumento di comunione tra gli individui.
È scritto nel Vangelo che nel momento di questi cambiamenti di un’epoca,
ogni tipo di calamità deve prodursi: tradimenti, sofferenze crudeli,
guerre; e che tutto l’amore deve necessariamente sparire a seguito di
tale disordine. Queste parole, a mio parere, non devono essere prese
come un annuncio profetico per un tempo dato, ma come l’indicazione di
una legge costante: tutto il cambiamento di regime, di concezione della
vita, è accompagnato inevitabilmente da violente perturbazioni, di
brutali pene, di inganni, di ogni tipo d’illegalità; in conseguenza di
questi sconvolgimenti si giunge alla scomparsa della fratellanza tra gli
uomini, senza la quale tutta la vita collettiva è impossibile.
È ciò che accade oggi non solamente in Russia, ma in generale in tutto il mondo cristiano, sebbene in esso questo fenomeno, contrariamente alla Russia ove si manifesta con più chiarezza, si trova a uno stato latente.
È ciò che accade oggi non solamente in Russia, ma in generale in tutto il mondo cristiano, sebbene in esso questo fenomeno, contrariamente alla Russia ove si manifesta con più chiarezza, si trova a uno stato latente.
Ritengo che proprio ora la vita dei popoli cristiani sia giunta in prossimità del confine che separa il vecchio secolo ormai al suo termine, dal nuovo che sta per cominciare. Penso che proprio ora stia cominciando quella grande rivoluzione che si è andata preparando per duemila anni in tutto il mondo cristiano, una rivoluzione consistente nella sostituzione del cristianesimo degenerato, di quel potere di pochi e la schiavitù di tutti gli altri, in un cristianesimo vero, alla base dell’eguaglianza di tutti gli uomini e di una libertà autentica, quella propria degli esseri ragionevoli.
Io
scorgo i segni esteriori di tutto questo nella spietata lotta di classe,
nella fredda crudeltà dei ricchi, nella collera e disperazione dei
poveri, nella folle e sempre più accelerata corsa agli armamenti che
accomuna tutti gli Stati, pronti tutti a gettarsi l’uno contro l’altro,
nella diffusione della dottrina socialista, irrealizzabile per il suo
spirito dispotico, sorprendente per il suo carattere pieno di utopie,
nella vanità e stupidità dei vani ragionamenti a cui si dà il nome di
scienza, e che sono assurti a principale ed unica attività dello
spirito; nella viziosa depravazione e nell’assenza di ogni contenuto che
caratterizzano l’arte attuale in tutte le sue manifestazioni, e
soprattutto, nella mancanza di ogni religione in coloro che guidano ed
influenzano le masse, anzi, nel consapevole rifiuto di essa. Per cui
costoro, messa da parte la religione, sostengono la legittimità
dell’oppressione dei forti sui deboli, e quindi eliminano qualsivoglia
principio ragionevole che possa guidare la vita sociale.
Tali sono i sintomi generali della rivoluzione che si sta svolgendo, o
piuttosto della tendenza alla rivoluzione che si ravvisa tra i popoli
cristiani. I sintomi storici più immediati, in altre parole, le scosse
che hanno fatto la rivoluzione, sono la guerra russo-giapponese e la
rivolta politica e sociale che si manifesta attualmente in una maniera
inaudita nella popolazione russa.
Si
attribuisce la disfatta russa, dell’esercito e della marina, a delle
azioni sfortunate, all’incuria del governo; si conferisce la forza del
movimento rivoluzionario all’inconsistenza dello stesso governo e
all’azione più energica dei rivoltosi. Quanto alle conseguenze, i
politici, sia quelli russi sia quelli stranieri, credono che questi
eventi porteranno all’indebolimento della Russia e anche a un
cambiamento del suo regime politico.
A mio avviso, questi eventi hanno una conseguenza ancora più rilevante:
la disfatta dell’esercito, della marina e del governo russo segnano
l’inizio della disgregazione dello Stato, e il crollo di esso significa
anche quello di tutta la civiltà pseudocristiana. È la fine di un mondo
e l’inizio di un altro.
I fenomeni di dissoluzione, che hanno posto i popoli cristiani nella
situazione dove essi si trovano attualmente, si sono manifestati già da
molto tempo, dacché la religione cristiana è stata riconosciuta come
religione di Stato.
[…]
[…]
In epoca
più recente è sorto ancora un altro inganno che ha riconfermato i popoli
cristiani nella loro condizione servile. Ed esso si manifesta mediante
un complesso sistema d’elezione, dove degli uomini eletti da un dato
popolo, divengono delegati entro le varie istituzioni rappresentative,
entro le quali eleggeranno a loro volta o senza alcun criterio dei
candidati sconosciuti, o i propri rappresentanti secondo personali
interessi; il popolo stesso sarà allora una delle cause del potere del
governo, e pertanto, obbedendo ad esso, crederà in effetti di obbedire a
sé medesimo, supponendo di vivere quindi in un regime di libertà.
Chiunque
avrebbe potuto accorgersi che tutto ciò non era altro che un imbroglio,
sia in teoria sia in pratica, giacché anche nel più democratico dei
sistemi e anche laddove vige il suffragio universale, il popolo non può
comunque esprimere la propria volontà. E non può esprimerla, in primo
luogo, perché una simile volontà collettiva di tutt’un popolo, di molti
milioni di persone, non esiste e non può esistere; in secondo luogo,
perché, anche se esistesse una tale volontà collettiva, una maggioranza
di voti non potrebbe comunque esprimerla pienamente in alcun modo.
Questo inganno, – anche a tacere del fatto che gli uomini eletti in tal
modo, partecipando al governo del loro Paese, approvano leggi e
governano il popolo non in vista di ciò che è bene per esso, ma
lasciandosi guidare per lo più, unicamente, dall’intento di mantenere
salda la propria posizione di privilegio e il proprio potere frammezzo
alle lotte dei vari partiti, e per tacere altresì della depravazione che
questo inganno diffonde tra il popolo mediante le menzogne, lo
stordimento e le corruzioni che son caratteristica costante dei periodi
elettorali – è particolarmente dannoso a cagione di quella schiavitù
autocompiacentesi in cui esso riduce gli uomini che vi incorrono.
Gli uomini che s’imbattono in questa trappola si immaginano davvero
d’obbedire a se stessi ogni volta che ascoltano il governo, e perciò non
osano più disobbedire ai provvedimenti del potere degli uomini, anche
quando tali provvedimenti sono contrari non soltanto ai loro gusti
personali, al loro vantaggio, o ai loro desideri, ma altresì alla legge
suprema e alla loro stessa coscienza.
E invece
gli atti e i provvedimenti del governo di quei popoli che presumono di
autogovernarsi non sono che il risultato delle complesse lotte tra i
partiti, degli intrighi, della sete di potere e dell’interesse personale
di questi e quegli individui, e dipendono tanto poco dalla volontà e dai
desideri del popolo tutto, quanto gli stessi atti e i provvedimenti dei
governi più dispotici. Quei popoli sono come uomini rinchiusi in carcere
che s’immaginano di essere liberi perché viene concesso loro il diritto
di votare per l’elezione dei carcerieri delegati all’amministrazione
interna dello stesso carcere.
Cosicché gli uomini degli stati costituzionali, immaginandosi di essere
liberi, proprio in seguito a tale loro sforzo di immaginazione,
finiscono per non saper nemmeno più in cosa consista l’autentica
libertà. Questi individui, mentre credono di liberare se stessi, si
condannano in realtà a divenire sempre più profondamente schiavi dei
loro governi.
[…]
Ora,
coloro che si sono dati come fine la trasformazione del regime politico
russo, seguendo il modello dei rivoluzionari europei, non hanno nessun
nuovo ideale, nessun nuovo principio. Essi cercano semplicemente di
sostituire alle antiche forme di violenza un’altra organizzazione,
avendo per base la stessa violenza, che apporterà a loro i medesimi mali
di cui essi soffrono oggi.
L’esempio dell’Europa e dell’America, dove regna lo stesso militarismo,
lo stesso tipo di imposte e la stessa monopolizzazione del territorio, è
sotto questo aspetto sufficientemente edificante.
Il fatto che la maggioranza dei rivoltosi ha come ideale il sistema socialista, che non può essere realizzato se non con la tirannia la più assoluta, mostra semplicemente che tra di essi è assente qualsiasi nuovo ideale; poiché se un giorno si realizzeranno i loro desiderata, gli uomini perderanno anche le ultime vestigia della libertà.
Il fatto che la maggioranza dei rivoltosi ha come ideale il sistema socialista, che non può essere realizzato se non con la tirannia la più assoluta, mostra semplicemente che tra di essi è assente qualsiasi nuovo ideale; poiché se un giorno si realizzeranno i loro desiderata, gli uomini perderanno anche le ultime vestigia della libertà.
In realtà, l’ideale del nostro tempo non dovrebbe essere solo la
semplice modificazione delle forme di violenza, ma la loro completa
sparizione, che arriverà con l’insubordinazione al potere pubblico.
Gli
operai per liberarsi da tutti i mali che soffrono devono cessare di
obbedire alle autorità, ma non ricorrendo ai mezzi violenti. Ed è
precisamente la rassegnazione davanti alla forza brutale,
l’insubordinazione passiva al potere.
Un cristiano vero non saprebbe obbedire ai capi di turno; altrimenti,
egli si renderebbe necessariamente complice dell’attività del governo
che consiste, ed è assicurata, nell’esercitare la violenza: servizio
militare, guerre, prigioni, esecuzioni, conquiste di terre. Ne consiste
che il bene materiale altrettanto che quello spirituale possono arrivare
da un solo mezzo: supportare ogni costrizione senza lottare, ma anche
senza partecipare alla violenza, in altre parole non bisogna sommettersi
al potere.
Oggi, se gli uomini delle città vogliono realmente aiutare la grande
rivoluzione devono innanzitutto abbandonare i mezzi d’azione
rivoluzionaria, così crudeli e così innaturali. Essi dovrebbero
impegnarsi a vivere in campagna per condividere il lavoro del popolo,
apprendendo la sua pazienza, la sua impassibilità, il suo disprezzo del
potere e soprattutto il suo amore per il lavoro. Essi non dovrebbero
incitare gli uomini alla violenza, ma al contrario impedire a loro di
partecipare a qualsiasi atto brutale, di obbedire a ogni governo
tirannico.
mercoledì 15 febbraio 2012
Rifondazione non è Goracci
Su orfeo goracci è stato scritto di
tutto giustamente, ci sono accuse pesantissime di cui andrebbe
orgoglioso anche il nano, il solito groviglio sessuale con promesse
di lavoro fisso, oltre alla violenza sessuale messa a verbale da
Sabrina Morena -Respinsi sempre le sue avances e così mi presero di
mira. In Comune avviarono una procedura disciplinare perché andai a
cantare durante una messa. E questo solo perché avendo addosso,
sotto l’abito della chiesa, il colletto blu della divisa da vigile…
Dissero che avevo mancato di rispetto alla divisa… Alla fine capii
che solo le donne che avevano avuto con Goracci una relazione
sessuale erano state sistemate…».
La situazione è chiara al punto che il
Gip ha accolto la richiesta d'arresto scrivendo -«Gli indagati in
quanto esponenti di una medesima formazione politica (Rifondazione,
ndr) sotto il cui simbolo hanno partecipato a competizioni elettorali
e successivamente dato vita alla giunta che ha retto per diversi anni
il Comune di Gubbio, sono senz’altro inseriti in un quadro
d’illegalità diffusa, con favoritismi volti a perseguire non
l’interesse pubblico ma esclusivamente quello privato».
Nelle carte spunta fuori anche un debito di Goracci. Un debito di 63
mila euro che aveva verso il partito. Lo racconta in
un’intercettazione un dirigente del Comune di Gubbio legato a
Goracci, Gabriele Silvestri, una telefonata captata all’indomani
dei primi avvisi di garanzia, consegnati nel novembre scorso e che
causarono un primo terremoto giudiziario. «Rifondazione ha chiesto a
Goracci di dimettersi… Il suo è stato un deliro di onnipotenza…
Ed è andato a sbattere contro il muro. Quante volte gli ho detto che
alcune cose non si potevano fare… Quante volte… E adesso deve
dare i soldi al partito… Ha un debito di 63 mila euro».
Molte testate non riportano il
comportamento esemplare di un partito politico come Rifondazione,
davvero diverso da tutti gli altri che calcano il palco,
comportamento sottolineato dal compagno Ferrero - ''Abbiamo piena
fiducia nell'azione della magistratura e auspichiamo si arrivi
rapidamente al processo in modo da fare piena luce sulla vicenda. Per
quanto riguarda i rapporti tra Rifondazione comunista e gli indagati,
il partito della Rifondazione Comunista ha immediatamente sospeso chi
ha ricevuto avvisi di garanzia gia' nel mese di novembre e abbiamo
chiesto pubblicamente a Goracci di dimettersi dalla sua carica di
vicepresidente del Consiglio regionale dell'Umbria in quanto chi e'
indagato non deve, a nostro parere, ricoprire incarichi
istituzionali''.
Rifondazione Comunista a livello
nazionale ha posto un muro nei confronti di Goracci, si è
allontanato come partito non appoggiando più le sue posizioni, con
questo non oso rimarcare condotte che dovrebbero essere logiche come
condotte superlative sia chiaro, ma per una volta vorrei fare un
elogio al modo di agire di un gruppo politico italiano.
Di certo molti diranno che la politica
stessa è inaffidabile, ma se potessimo scorgere una trasparenza
anche negli altri partiti ci sentiremmo tutti più coinvolti, ci
sentiremmo più responsabili perchè, come cantava Gaber, la libertà
è partecipazione.
Abbiamo il sacrosanto dovere di
chiedere la massima trasparenza ai partiti che votiamo, non è
possibile fare la rivoluzione senza scendere le scale.
(Antonio Recanatini)
LIBERIERETICIMALEDETTI Εμφύλιος πόλεμος da http://ekbloggethi
Se so' squajati? Mi piacerebbe saperlo. Sto parlando, sí, degli Indignati, o Indignados.
Il famoso “novantanove per cento”. Degli occupatori di Wall Street, di
piazza Teobaldo Buffardeci o del sagrato della chiesa di S. Quirino in
Articulo Mortis. Le tende, le accampate (accampate pretesti?), le pacifiche e festose manifestazioni.
Il 15 ottobre? Sembra non un secolo, ma un millennio fa. Quanto so'
durati, st'indignati? Pochi mesi? Indignazione a tempo? Ma non sarà che,
ora, parecchi di loro in fondo si son contentati della scomparsa di
Berlusconi, l'agognato traguardo, e che in fondo questo professor Monti è
tanto una brava persona, è sobrio, è rispettato e ci ha pure l'humour?
Sí, d'accordo, le banche sono tanto cattive, l'articolo diciotto non
si tocca, no agli aerei militari, basta con l'Afghanistan, noi la crisi
non la paghiamo, l'economia reale, Moody's, lo Standard e il Povero, la patrimoniale e tutto il resto. Noi di qui non ci muoviamo! Però, gli indignati,
non avevano capito una cosa a mio parere piuttosto elementare. Per non
muoversi, bisogna quantomeno dotarsi di qualche mezzo per resistere.
Non sto parlando di vettovaglie, di maglioni pesanti e di postazioni
Facebook; sto parlando di bastoni, fionde, randelli, qualsiasi cosa. So
bene che questo contrasta con la rigorosa non-violenza
di questi novantanovi percenti, però, dovunque, è bastato un buffetto
della polizia (e persino dei vigili urbani!) per farli muovere eccome.
Via le accampate, Wall Street è rimasta disoccupata (il contrario di
“occupata”) e le banche son sempre tutte là tranne, incredibilmente,
dove le bruciano. Però dicono sempre che ritorneranno, gli indignati. Una volta smossi via a calci nel culo, bisogna per forza che tornino, perlopiù in forme diverse e creative.
Le mazzate che ripiglieranno dopo tre giorni, però, saranno sempre
uguali e senza un filo di creatività. Nel frattempo, prima di ritornare,
la distruzione va tranquillamente avanti e, perlomeno qui da noi, con
alti indici di gradimento; c'è il governo che “pensa alle giovani
generazioni” e alla “crescita”, e finalmente il capitalismo sarà riformato. Mi
ricordo, quand'ero alle elementari, che il verbo “riformare” aveva un
curioso significato; nelle zuffe fra ragazzi ci si minacciava dicendoci
“Se 'un tu sta' attento, 'e ti riformo!” (oppure ti riformo i' viso). Ecco, effettivamente il capitalismo ci sta riformando. I' viso. Che ganzi, 'sti movimenti dal basso, e questi giovani senza futuro
che hanno provato l'ebbrezza della piazza e dello sgombero coatto
senza opporre resistenza alcuna. Volemo er futuro! Volemo er lavoro!
Volemo 'a famija! C'indignàmo come ricci! Puff. Sarò, ora, estremamente
prosaico. L'incidenza di tutti questi movimenti
(che durano peraltro lo spazio di una cacata) è pari a zero. Lo si
sapeva già, ma l'illusione è carina e fa comodo sia a chi la prova
(magari sinceramente, non voglio certo negarlo!), sia a chi la sfrutta.
Il risultato è stato di essere ascoltati da Napolitano (!!!), di vedersi comprendere le ragioni
(non senza l'eterna raccomandazione di “non uscire dalla legalità” e
di “manifestare civilmente”, altrimenti da “indignati” si passa
automaticamente a “black bloc”), e di farsi rimandare a casina con
qualche ceffone nel muso.
Forse, chissà, da noi non c'è abbastanza crisi; e lo stesso in Spagna, in Francia, in Portogallo...anzi, ora stanno cominciando a dirci che si vede una via d'uscita,
e tutti a applaudire. Il nano-tiranno-puttaniere non c'è più e non si
ricandiderà; dissolto. Non si è mica ancora capito che questa non è una
“crisi economica”, ma la crisi di una civiltà intera in tutti i suoi
aspetti! Ci si rifiuta di prendere in considerazione che questa sia la
crisi non di “Wall Street”, dell' “Europa monetaria”, dell' “euro” o di
chissà cos'altro, bensì della società borghese capitalista nella sua
interezza. La crisi profonda, e logica, dei suoi meccanismi e dei suoi
pilastri. Si chiedono “lavoro”, “posti”, si ciancia sul “posto fisso” e
sul “precariato”, quando è il lavoro stesso che è un cadavere
imbalsamato, una salma che non si riesce più a tenere in vita
artificialmente e per la quale si cerca costantemente di cancellare ogni
alternativa possibile. Al tempo stesso, più il cadavere puzza, e più
lo si esalta, lo si “riforma”, lo si sottopone a “cure dolorose ma
necessarie”. Da questa crisi non c'è nessuna uscita. La Grecia non deve
essere trasformata in un comodo feticcio, in esempio da additare tipo
“avete visto bravi”; la Grecia è semplicemente un paese debolissimo, nel
quale il crollo è proceduto più speditamente. E cosa si vuole che
facciano, i greci? Che se ne stiano là a morire senza vendere cara la
pelle? Ma non devono nemmeno diventare, i greci, oggetto di paragone e
di “tifo”. Devono, casomai, diventare specchio degli eventi. Specchio
degli eventi significa, e può significare soltanto questo, istruzioni su
come assaltare un'armeria o mettere fuori combattimento un reparto
motorizzato. Su come organizzare la sussistenza e l'approvvigionamento
di base in una società crollata nella quale il lavoro non esiste più. Su
come riorganizzare la convivenza e lo scambio in assenza di denaro.
Non soltanto vendere cara la pelle, anzi; cambiarla tutta, la pelle.
Non applaudire al fuoco, e basta; non dire “hai visto ganzi come danno
fuoco alle banche e al centro commerciale”, ma capire in profondo che
cosa prospetta davvero quel fuoco, e che panorama offre. Magari,
chissà, se ne ha paura; magari si preferirà continuare a cullarsi
nelle storielle dell' “uscita dal tunnel”. Ma dal “tunnel” si esce in
un solo modo: abbattendolo. Non sarà delicato, tutto questo. Non sarà
né una festa, né una gioia. Può darsi che dovremo rinunciare a tutto.
Non lo scriveremo più nemmeno sul blogghino e non ci manderemo più i
messaggini su Twitter. Può darsi che, in molti, moriremo. E' bene
pensarci prima di applaudire il fuoco, perché il fuoco brucia. Ma senza
il fuoco non si abbatte nulla. Si resta dove si è, nelle piazzette
colorate. Si giocherella e ci si diverte, perché, diciamocelo
sinceramente, 'sta crisi è proprio divertente e non ci si annoia di
certo.
Ogni
tanto, comunque, raccomando di imparare un po' di greco. Anche i
rudimenti. Invece del solito inglese di merda, tipo quello dello
striscione affisso sull'Acropoli dal KKE (il partito comunista greco).
Su uno striscione intravisto l'altra sera in un servizio televisivo da
Atene, c'era scritto quanto segue, e io l'ho capito cosa voleva dire.
Sarebbe stato bene che tutti lo avessero inteso. C'era scritto:
ΕΜΦΥΛΙΟΣ ΠΟΛΕΜΟΣ
Guerra civile. Questo vuol dire.
domenica 12 febbraio 2012
Non sopporto l'apatia delle persone che cercano di staccarsi dalla realtà, di chi cerca solo di sopravvivere aspettando
la morte, di quelli che dicono “che ci vuoi fare?”, di quelli che continuano a negare di fronte all'evidenza, di quelli che pur di ritrovarsi in cima abbandonano sentimenti e sogni. Odio me quando al ritorno preferisco la fuga, quando di fronte al volo decido di atterrare. Preferisco il fuoco perchè non amo il buio. In tutto questo dubbio osceno il mio dipinto sarà fumoso. (Antonio Recanatini)
giovedì 9 febbraio 2012
Non capisco e credo che non capirò mai questo amore viscerale degli italiani verso i privilegiati,
che siano attori, cantanti, raccomandati, vescovi, politici o calciatori. Senza questo amore malato avremmo realizzato già una ventina di rivoluzioni nell'arco di 50 anni. (Antonio Recanatini)
lunedì 6 febbraio 2012
Ciascuno, a modo proprio, ha contribuito al collasso di questo mondo che ora giace con la faccia rivolta nel fango...
Abbiamo permesso che altri si servissero delle nostra buona fede per ridurci allo stremo... Ci siamo lagnati restando aggrappati a quel poco che possedevamo; ma ora tocca ad ogni singolo individuo rimboccarsi le maniche e decidere per il proprio futuro... I giorni della colpa devono lasciare la strada alla ricostruzione. E' tempo che si depongano le armi dell'odio e della presunzione.
(mirko torelli)
(mirko torelli)
Etichette: Massoneria, Moneta Unica Mondiale, NWO, NWO E UE, Unione Europea L'ONU ha pronta la nuova moneta UNICA mondiale
SEMBRAVA SOLO UN'IPOTESI,MA STA DIVENTANDO SEMPRE PIU' REALISTICA.ANCHE GRAZIE AL FMI.
27SET
Si
confermano i sospetti dei teorici della “cospirazione”: l’ONU sta dando
impulso alla “richiesta” da parte dei paesi emergenti all’instaurazione
di una moneta unica globale, primo passo per stabilire un governo
mondiale. Il collasso apparentemente orchestrato dell’economia
statunitense permette ai paesi emergenti di mettere in discussione la
funzione del dollaro come moneta di riferimento e le Nazioni Unite si
preparano per lanciare il loro piano.Buenos Aires. Dall’inizio della
crisi nel 2009, differenti teorici avevano parlato della possibilità che
la situazione di crisi economica era stata cercata deliberatamente per
ristrutturare completamente il sistema finanziario mondiale ed imporre
una moneta unica a livello globale e che fosse il primo passo verso una
governance a livello planetario.La mancanza d’azione da parte della
giustizia negli USA per quanto riguarda i responsabili della crisi
economica, anche quando la colpevolezza è evidente e le susseguenti
azioni (riscatti governativi alle banche, proposte di legislazione
globale, ecc) sono sfociati finalmente nella questione del dollaro come
moneta di riferimento per i mercati.
In questo modo, il reclamo di una moneta unica per tutto il pianeta acquista una forma più definita e conferma i sospetti prima menzionati. Prima è stata la Russia, poi la Cina e più tardi i paesi emergenti a reclamare la moneta globale.
In questo modo, il reclamo di una moneta unica per tutto il pianeta acquista una forma più definita e conferma i sospetti prima menzionati. Prima è stata la Russia, poi la Cina e più tardi i paesi emergenti a reclamare la moneta globale.
Dallo scoppio della crisi di credito a metà del 2007 la tensione
intorno al ruolo che gioca il dollaro nell’architettura monetaria è
stata questionata da alcune delle principali potenze del mondo,
principalmente dalla Cina e Russia.Questo trascendentale dibattito per
l’economia mondiale si stava negoziando in privato tra i governi e le
principali banche centrali. Si tratta della riforma dell’attuale sistema
monetario internazionale vigente dalla soppressione degli accordi di
Bretton Woods da parte del governo degli USA . Da allora, il dollaro si è
mantenuto come la moneta di riserva per eccellenza, senza alcun tipo di
copertura reale dopo aver rotto i suoi ultimi rapporti con il patrone
oro.
Per
questo, secondo Kotte, deve mantenersi l’intervento monetario che le
banche centrali applicano, anche se questo lascia la porta aperta a che
sia qualche istituzione multilaterale l’incaricata di mantenere la
stabilità dei tipi di cambi, riferendosi al FMI. In questo modo,
l’organismo non solo abroga per sostituire il dollaro come moneta di
riserva mondiale ma anche di creare una specie di banca centrale a
livello mondiale che, in questo caso, sarebbe il FMI”.Nel comunicato
stampa pervenuto, l’UNCTAD (appartenente all’ONU) segnala che la
regolamentazione e supervisione più effettiva del mercato finanziario è
“indispensabile” per “prevenire che si ripeta una crisi finanziaria ed
economica mondiale come quella attuale”.Ma, non è solo necessario
controllare la supervisione finanziaria internazionale,è anche“ugualmente
importante una riforma del sistema monetario per ridurre il margine dei
benefici nella speculazione monetaria ed evitare, così, gli squilibri
commerciali di gran misura”. Con questa dichiarazione,l’organismo
si riferisce all’eccesso di risparmio da parte delle economie asiatiche
(principalmente la Cina) negli ultimi anni e il grandissimo
indebitamento (bisogno di finanziamenti esterni) di altre potenze come è
il caso degli Stati Uniti. Cioè, gli squilibri commerciali a livello
mondiale ( abbondanti deficit tramite conti correnti) che l’attuale
sistema monetario ha fornito, secondo quanto sostengono importanti
economisti.
L’attuale
sistema “dipende della politica monetaria che applica la banca centrale
che emette la moneta di riserva mondiale” per eccellenza (il dollaro)
in riferimento alla FED. Alcune decisioni che, secondo il dossier, si
prendono, d’accordo ai bisogni politici e economici statunitensi, in
chiave nazionale, “senza tener conto dei bisogni del sistema di
pagamenti internazionale e dell’economia mondiale” nel suo insieme. Ma,
secondo lo studio, neanche un corretto maneggio dei flussi del capitale
tra i paesi ne l’imposizione di una nuova moneta di riserva mondiale
(sostitutiva del dollaro) risolverà i problemi che colpiscono le
economie emergenti: “il problema del tipo di cambio”, aggiunge lo
studio, è che “non è possibile che un paese possa assorbire gli shock
esterni in modo efficiente attraverso l’adozione, sia totalmente
flessibile o rigida, dei tipi di cambi”, secondo gli economisti
dell’UNCTAD.Per questo, l’organismo suggerisce che dovrebbe stabilirsi
un sistema di tipi di cambi in base ad un “modello stabile”, che sarà
controllato e determinato in modo multilaterale.
sostiene
che un nuovo sistema monetario basato su principi e norme convenuti in
forma multilaterale è necessario per la stabilità dell’economia mondiale
così come alcune “condizione equitative per il commercio
internazionale”. Essenzialmente l’organismo punta al bisogno di
sostituire il dollaro con una nuova moneta basata in un paniere di
divise che il FMI controllerebbe. (i denominati diritti speciali di
prelievo). In questo modo “si ridurrebbe la necessità di mantenere
riserve internazionali” per difendere i tipi di cambi (il valore di una
moneta nazionale) e “potrebbe combinarsi con un ruolo più forte dei
diritti speciali di prelievo se si assegnano in funzione del bisogno di
liquidità che un determinato paese presenta” con lo scopo di
“stabilizzare il suo tasso di cambio reale ad un livello accordato in
modo multilaterale”.
Il
governatore della Banca Popolare cinese, Zhou Xiaochuan, a marzo
propose di creare una divisa di riserva multinazionale come parte della
riforma nel sistema monetario internazionale, aggiungendosi così alla
petizione russaXiaochuan ha ipotizzato di “creare una divisa di riserva
internazionale che non sia vincolata alle nazioni individuali e possa
rimanere a lungo termine stabile”. Inoltre, ha detto che i diritti
speciali di prelievo (SDR, sigla in inglese 1) del FMI hanno il
potenziale per agire come una divisa di riserva sopranazionale. Cioè,
l’obiettivo sarebbe quello di creare una super divisa che sostituisca il
dollaro, il cui valore determina quello delle altre valute.
A luglio del 2009 tale proposta è diventata ufficiale. La Cina ha avvertito nella riunione al G-8 e il G-5 del bisogno di riformare il sistema monetario internazionale per una “maggiore diversificazione della moneta di riferimento”dal dollaro statunitense. Il gigante asiatico non era mai stato tanto esplicito. Adesso, l’ONU raccoglie il guanto lanciato dalla Cina, Russia e le potenze emergenti.Curiosamente il presidente russo Dimitri Medvedev, ha mostrato la “nuova moneta mondiale” sul bavero della sua giacca durante la riunione di queste grandi potenze. Gli USA non si sono pronunciati ufficialmente su questo argomento fino ad ora. Ma, il segretario del Tesoro degli USA, Tim Geither, a marzo ammise che gli USA erano “molto aperti” a studiare la proposta monetaria elaborata dalla Cina e la Russia di creare una nuova divisa di riferimento internazionale. Anche se dopo ratificò quanto detto di fronte al panico che questa dichiarazione creò nel mercato delle divise (il crollo del dollaro).
A luglio del 2009 tale proposta è diventata ufficiale. La Cina ha avvertito nella riunione al G-8 e il G-5 del bisogno di riformare il sistema monetario internazionale per una “maggiore diversificazione della moneta di riferimento”dal dollaro statunitense. Il gigante asiatico non era mai stato tanto esplicito. Adesso, l’ONU raccoglie il guanto lanciato dalla Cina, Russia e le potenze emergenti.Curiosamente il presidente russo Dimitri Medvedev, ha mostrato la “nuova moneta mondiale” sul bavero della sua giacca durante la riunione di queste grandi potenze. Gli USA non si sono pronunciati ufficialmente su questo argomento fino ad ora. Ma, il segretario del Tesoro degli USA, Tim Geither, a marzo ammise che gli USA erano “molto aperti” a studiare la proposta monetaria elaborata dalla Cina e la Russia di creare una nuova divisa di riferimento internazionale. Anche se dopo ratificò quanto detto di fronte al panico che questa dichiarazione creò nel mercato delle divise (il crollo del dollaro).
domenica 5 febbraio 2012
LO SAI CHE IN ITALIA CI SONO 90 BOMBE ATOMICHE DEGLI STATI UNITI?
IL NOSTRO PAESE OSPITA ALMENO 90 BOMBE NUCLEARI AMERICANE.LA DEMOCRAZIA ATTUALE CI PERMETTE DI DECIDERE SOLO SU QUESTIONI DI SECONDO PIANO,MENTRE TEMI COME QUESTO CI VENGONO IMPOSTO DALL'ELITE DI POTERE CHE CI GOVERNA.VOGLIAMO DAVVERO CHE UN ESERCITO STRANIERO PARCHEGGI,A PROPRIA ASSOLUTA DISCREZIONE,SUL NOSTRO SUOLO UN ARSENALE DI ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA SUFFICIENTE PER FARCI SALTARE IN ARIA A NOI E A TUTTA L'EUROPA E A RENDERE QUESTI POSTI INVIVIBILI PER QUALCHE MILIONE DI ANNI?
di Bruno Marolo
In Italia ci sono 90 bombe nucleari americane. La loro presenza ha un'importanza militare limitata per gli Stati Uniti, ma risponde anche ad esigenze politiche del governo italiano, che vuole avere voce in capitolo nella Nato. Lo ha rivelato all'Unità Hans Kristensen, uno specialista del Natural Resources Defense Council (NRDC), autore di un rapporto sulle armi atomiche in Europa che sarà pubblicato tra qualche giorno.
Secondo il rapporto nelle basi americane in Europa ci sono ben 481 bombe nucleari, dislocate in Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Olanda e Turchia. In Italia ve ne sono 50 nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia. Sono tutte del tipo indicato dal Pentagono come B 61, che non si presta ad essere montato su missili ma può essere sganciato da cacciabombardieri.
«Le ragioni di un arsenale nucleare così grande in Italia - ha spiegato Kristensen all'Unità - sono nebulose e la stessa Nato non ha una strategia chiara. Le atomiche continuano a svolgere il tradizionale ruolo dissuasivo nei confronti della Russia, e in parte servono per eventuali obiettivi in Medio Oriente, come l'Iran. Un'altra ragione è di tipo politico istituzionale. Per l'Italia è importante continuare a fare parte degli organi di pianificazione nucleare della Nato, per non essere isolata in Europa. Altri paesi come la Germania hanno lo stesso atteggiamento».
Tra Italia e Stati Uniti esiste un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell'associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: Stone Ax (Ascia di Pietra). Nel settembre 1991, dopo il crollo del muro di Berlino, il presidente George Bush padre aveva annunciato il ritiro di tutte le testate nucleari montate su missili o su mezzi navali. In Europa erano rimaste 1400 bombe atomiche in dotazione all'aviazione. In dieci anni il numero si è ridotto di circa due terzi.
Le bombe nucleari in Italia sono di tre modelli: B 61 -3, B 61 - 4 e B61 - 10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all'atomica di Hiroshima, è può essere regolato fino a un minimo di 0,3 kiloton. Il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton.
ECCO DOVE SONO LE 90 BOMBE ATOMICHE PARCHEGGIATE SUL NOSTRO SUOLO
La soluzione concordata prevede l’istallazione in Italia di due postazioni dotate di bombe atomiche, con un meccanismo detto “della doppia chiave”. In pratica le bombe USA in Italia e Germania hanno l’innesco che deve essere attivato con due chiavi: una l’ha il capo della guarnigione italiana della base (Aviano e Ghedi), l’altra il capo della guarnigione americana.
Le bombe sono caricate su Tornado italiani o tedeschi, i cui piloti sono addestrati negli Stati Uniti, ed anche l’accesso ai bunker in cui questi sono posteggiati è regolato con la doppia chiave. Il Capitolo 5 (Chapter 5) del regolamento Nato prevede che, in caso di attacco ad uno Stato membro, tutte le basi debbano immediatamente rispondere. È possibile che, in caso di attacco nucleare, ci sia un obbligo automatico americano a “sbloccare” le bombe agganciate sotto i nostri aerei. L’accordo resta segreto, i dettagli non sono conosciuti
113 BASI AMERICANE SUL SUOLO ITALIANE.NON STIAMO SCHERZANDO E' VERO.CONTROLLARE PER CREDERE.QUI SI TROVANO LE 90 BOMBE ATOMICHE USA!
ELENCO DIVISO PER REGIONE.E' LUNGHETTO,MA LEGGETELO TUTTO E CONDIVIDETE!
Trentino Alto Adige
1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell'Usaf.
2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.
Friuli Venezia Giulia
3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell'Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani ]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell'Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell'aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo' in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest'ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell'Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara' appunto quest'ultima la principale base per l'offensiva aerea contro l'Iraq del nord, ma l'impiego degli aerei della 16th Air Force sara' pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.
4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.
5. Rivolto [Ud]. Base USAF.
6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell'Usaf.
7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell'Us Army.
8. Trieste. Base navale Usa.
Veneto
9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.
10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.
11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.
12. Longare [Vi]. Importante deposito d'armamenti.
13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni
14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni
15. Istrana [Tv]. Base Usaf.
16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.
17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].
18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.
19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.
20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.
21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.
22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.
23. Venezia. Base navale Usa.
24. Sant'Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.
25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.
26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.
27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.
Lombardia
28. Ghedi [Bs]. Base dell'Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.
29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].
30. Remondò [Pv]. Base Us Army.
108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.
Piemonte
31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.
32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.
Liguria
33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].
34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.
35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell'Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di "occupazione di aree dello specchio d'acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]". Poi c'è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall'artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].
Emilia Romagna
36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell'Usaf con copertura Nato.
37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
38. Parma. Deposito dell'Usaf con copertura Nato.
39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.
40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l'attivazione di bombe nucleari.
41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.
Marche
42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.
Toscana
43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e' stoccata una riserva strategica per l'esercito e l'aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell'US Army per l'appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell'Africa del Nord e la Turchia.
44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.
45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell'Usaf.
46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell'Us Navy.
47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.
48. Livorno. Base navale Usa.
49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sardegna
50. La Maddalena - Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana "Simon Lake".
51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.
52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].
53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.
54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.
55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.
57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.
58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.
59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all'incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone "off limits": poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.
60. Cagliari. Base navale Usa.
61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.
62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.
63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.
64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.
65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.
Lazio
66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato
67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.
68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo
69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell'Us Army.
70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei "La Salle".
71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.
Campania
72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.
73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.
74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
76. Nisida [Na]. Base Us Army.
77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell'Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.
78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell'Us Army.
80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa.
81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.
82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.
83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.
84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra
85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.
Basilicata
79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.
86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.
Puglia
87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.
88. Brindisi. Base navale Usa.
89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.
90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].
91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.
92. Otranto. Stazione radar Usa.
93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.
94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.
Calabria
95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.
96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.
Sicilia
98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell'Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell'Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l'una.
99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell'aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.
102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell'Usaf.
103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.
104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.
105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.
107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.
110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].
111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.
112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.
113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d'ascolto e di comunicazioni Nsa.
Questo articolo, ospitato sul sito Kelebek, è tratto da iraqlibero.at..Può essere riprodotto liberamente,sia in formato elettronico che su carta, a condizione che non si cambi nulla, che si specifichi la fonte - il sito web Iraqlibero http://www.iraqlibero.at -e che si pubblichi anche questa precisazione
venerdì 3 febbraio 2012
Ignorante come un leghista
Prima o poi cominceremo ad insultarci dicendo -sei ignorante come un
leghista-, consiglio a tutti vivamente di far entrare questa
similitudine nel nostro quotidiano, oppure -ragli come un leghista-.
Fare dei discorsi sul Risorgimento ad un leghista è davvero impossibile, l'ignoranza di questo movimento anticostituzionale non è qualificabile, tanto meno quantificabile, supera ogni registro di valori, supera ogni più elementare conoscenza storica.
Nelle loro feste si vedono energumeni vestiti da indiani, come se il nord fosse stato colonizzato, come se Garibaldi fosse partito dalla Sicilia e nella spedizione dei Mille avessero partecipato solo dei terroni, assenteisti, indagati per mafia. Difficile che essi sappiano, conoscano o immaginino cosa sia stata la scoperta dell'America, altrimenti capirebbero che la loro storia non può essere divisa dalla storia degli italiani, ma si entrerebbe in argomentazioni impossibili per chi vota il carroccio.
L'ignoranza dei leghisti l'avevamo sottovalutata, purtroppo non avevamo fatto i conti con i guai di berlusconi, che pur di discolparsi da malefatte che farebbero arrossire anche pablo escobar, ha assegnato ad incompetenti posti dove solo i meritevoli dovrebbero avere accesso.
Bossi, Borghezio, Castelli dovrebbero essere i giullari di una cantina di periferia, dove l'ultimo bicchiere di vino arriva sempre a notte fonda e, invece, per l'insana e degenerata prostituzione italica ora li abbiamo in parlamento.
Non so quando ci rialzeremo dai guai combinati dal nano, ora con monti toccheremo il fondo, abbasseremo la testa ancora una volta per garantire a questa marmaglia maleodorante un futuro da statisti e non da ergastolani.
È stato votato un emendamento di Gianluca Pini, ovviamente leghista, che prevede la responsabilità civile dei magistrati. I voti a favore sono stati 261, 211 i contrari. Bossi che fino ad oggi ha attaccato il nano si trova a difenderlo, pensate la votazione a scrutinio segreto, significa che non sapremo mai chi ha votato per questo emendamento, non avremo nemmeno la possibilità di minacciarlo.
Pensate che la lega nord mise un falso ingegnere ai vertici dell'ENEA, un certo claudio regis, un elettricista scambiato per un ingegnere, condannato a quasi due anni se non erro.
Proprio quelli che dicono Roma ladrona, hanno portato in Tanzania quasi 6 milioni di euro di rimborsi elettorali, Non è un paradiso fiscale la Tanzania, ma comunque uno stato dove gli speculatori si muovono con una certa facilità.
L’operazione in purchase investment sui fondi africani coinvolge il consulente finanziario stefano bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” dell’ultimo governo berlusconi, udite, udite: Aldo Brancher.
Pubblicamente tuonano contro la finanza internazionale, la massoneria e le banche, in privato non disdegnano di affidarsi proprio dell'alta finanza e ai massoni di turno per avventurarsi in grandi operazioni speculative.
Il problema è che spiegare queste cose ad un leghista diventa difficile, sono credenti ma odiano sono razzisti, qualcuno mi dirà, se è per questo anche gli altri cattolici lo sono, certo ma almeno non sono leghisti.
A causa della legge sulla responsabilità civile dei giudici, la giustizia sarà sempre più iniqua, i potenti potranno minacciare e i politici essere sempre più collusi. Mi chiedo come sia possibile non si presenti una legge sulla responsabilità civile degli avvocati, quando ometteno o confondono la realtà dei fatti per difendere malfattori, corrotti e l'alto rango dell'immondizia italica... risponda il popolo leghista della sua ignoranza, non il resto dell'Italia.
(Antonio Recanatini)
Fare dei discorsi sul Risorgimento ad un leghista è davvero impossibile, l'ignoranza di questo movimento anticostituzionale non è qualificabile, tanto meno quantificabile, supera ogni registro di valori, supera ogni più elementare conoscenza storica.
Nelle loro feste si vedono energumeni vestiti da indiani, come se il nord fosse stato colonizzato, come se Garibaldi fosse partito dalla Sicilia e nella spedizione dei Mille avessero partecipato solo dei terroni, assenteisti, indagati per mafia. Difficile che essi sappiano, conoscano o immaginino cosa sia stata la scoperta dell'America, altrimenti capirebbero che la loro storia non può essere divisa dalla storia degli italiani, ma si entrerebbe in argomentazioni impossibili per chi vota il carroccio.
L'ignoranza dei leghisti l'avevamo sottovalutata, purtroppo non avevamo fatto i conti con i guai di berlusconi, che pur di discolparsi da malefatte che farebbero arrossire anche pablo escobar, ha assegnato ad incompetenti posti dove solo i meritevoli dovrebbero avere accesso.
Bossi, Borghezio, Castelli dovrebbero essere i giullari di una cantina di periferia, dove l'ultimo bicchiere di vino arriva sempre a notte fonda e, invece, per l'insana e degenerata prostituzione italica ora li abbiamo in parlamento.
Non so quando ci rialzeremo dai guai combinati dal nano, ora con monti toccheremo il fondo, abbasseremo la testa ancora una volta per garantire a questa marmaglia maleodorante un futuro da statisti e non da ergastolani.
È stato votato un emendamento di Gianluca Pini, ovviamente leghista, che prevede la responsabilità civile dei magistrati. I voti a favore sono stati 261, 211 i contrari. Bossi che fino ad oggi ha attaccato il nano si trova a difenderlo, pensate la votazione a scrutinio segreto, significa che non sapremo mai chi ha votato per questo emendamento, non avremo nemmeno la possibilità di minacciarlo.
Pensate che la lega nord mise un falso ingegnere ai vertici dell'ENEA, un certo claudio regis, un elettricista scambiato per un ingegnere, condannato a quasi due anni se non erro.
Proprio quelli che dicono Roma ladrona, hanno portato in Tanzania quasi 6 milioni di euro di rimborsi elettorali, Non è un paradiso fiscale la Tanzania, ma comunque uno stato dove gli speculatori si muovono con una certa facilità.
L’operazione in purchase investment sui fondi africani coinvolge il consulente finanziario stefano bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” dell’ultimo governo berlusconi, udite, udite: Aldo Brancher.
Pubblicamente tuonano contro la finanza internazionale, la massoneria e le banche, in privato non disdegnano di affidarsi proprio dell'alta finanza e ai massoni di turno per avventurarsi in grandi operazioni speculative.
Il problema è che spiegare queste cose ad un leghista diventa difficile, sono credenti ma odiano sono razzisti, qualcuno mi dirà, se è per questo anche gli altri cattolici lo sono, certo ma almeno non sono leghisti.
A causa della legge sulla responsabilità civile dei giudici, la giustizia sarà sempre più iniqua, i potenti potranno minacciare e i politici essere sempre più collusi. Mi chiedo come sia possibile non si presenti una legge sulla responsabilità civile degli avvocati, quando ometteno o confondono la realtà dei fatti per difendere malfattori, corrotti e l'alto rango dell'immondizia italica... risponda il popolo leghista della sua ignoranza, non il resto dell'Italia.
(Antonio Recanatini)
giovedì 2 febbraio 2012
Ma c'è anche chi ti ama...
C'è chi ti punisce con squarci di insostenibili silenzi
e chi si erge a calunniatore ferito.
C'è chi ti accusa di ambigua leggerezza
e chi invece di troppa, soffocante, presenza.
C'è chi non vuole scoprirsi
e nel tedio del proprio destino,
decide frettolosamente di ritirarsi....
C'è chi amare non vuole.
Ma c'è anche chi ti ama...da lontano.
(Mirko Torelli)
e chi si erge a calunniatore ferito.
C'è chi ti accusa di ambigua leggerezza
e chi invece di troppa, soffocante, presenza.
C'è chi non vuole scoprirsi
e nel tedio del proprio destino,
decide frettolosamente di ritirarsi....
C'è chi amare non vuole.
Ma c'è anche chi ti ama...da lontano.
(Mirko Torelli)
mercoledì 1 febbraio 2012
UN PRINCIPE COME POVERO
Un paese civile non potrebbe mai
permettere che esistano casi come quello del Principe dei Poveri, un
mio amico, una persona speciale, un uomo umile che non ha più voce e
forse ha il solo demerito di non essere un incendiario, un temerario
perché come tutti gli animi nobili non è capace di ferire.
Il Principe dei Poveri è Antonio
Trapani 48 anni, ha lasciato lavoro e sogni a Belluno dove lavorava,
è tornato a casa per accudire sua madre, con problemi seri, per sei
anni ha vissuto da solo questo problema, 24 ore su 24 perché non gli
è stata riconosciuta l'assistenza domiciliare. Dopo varie insistenze
gli è stata riconosciuta per due ora al giorno, quasi una presa in
giro, per chi aspetta da anni un aiuto che questo stato dovrebbe
garantirgli, ma, come ogni storia buia non basta, ad agosto verrà
sfrattato e gli organi competenti continuano sballottare
responsabilità in questa situazione dove la cosiddetta società
consumista, capitalista e falsa mette in risalto un senso di umanità,
ormai dimenticato. È davvero triste e desolante sapere che dal 31
agosto questo principe dovrà lasciare la casa, menomale che qualche
amico si è fatto avanti per ospitarlo, ma uno stato dovrebbe
assicurare dignità ad ogni individuo. Mi viene da ripetere la frase
che mi accompagna nella mia vita: il capitalismo concede una solo
alternativa al servilismo: la miseria.
Antonio è senza lavoro, vive
segregato in casa, lontano dalla gente, lontano da quell'egoismo che
portiamo dentro come fosse privilegio mentre esso è la conferma
della parte più vigliacca che emaniamo nel mondo, non ci sono
scuse. Medici che continuano a dirgli che è un problema suo, la
regione Lazio non si pone il problema, certo quando si è seduti sui
privilegi guardare in basso è come guardare all'inferno, non credo
ci siano politici così coraggiosi.
Il Principe dei Poveri potrei essere io
o potreste essere voi, queste storie di vergogna potrebbero affiorare
nella nostra vita in ogni momento, nessuno di noi è vaccinato alla
disperazione, la cosa peggiore è voltare pensando che non sia un
problema nostro.
Auguri Principe.
(Antonio Recanatini)
martedì 31 gennaio 2012
IL MIO PAESE, LA MIA TRAGEDIA
Colline, montagne e
spiagge ridicole e
abbietti sulla scena,
tanto meno paese,
tanto meno nazione
ma di certo
un putrido misfatto irrisolto.
Un attentato alla civiltà e
imbiancato
da vesti sacerdotali
con turpi tappeti
a copertura
di squallidi e
convulsi trattati.
Un sangue acido e corrosivo
tra Europa e Africa,
armata e
mai e poi mai
distinta in evoluzione.
Lasciarti è dovere
per chi ama,
lasciarti è il giusto rimedio
per non incontrarti più e sola
e funebre
tra briganti collusi
e oscurantismo assicurato
per memoria e cultura.
Un popolo assetato
di giustizia ma
imprigionato e manipolato
da contrabbandieri
della verità e
della passione venduta
per un posto dove il sole non arde.
Non servi a te,
non servi al tempo
che una rivolta possa
colpirti di notte
e ritornare
a splendere come stella
nell'universo che
ti ha scordato.
Il mio paese è la mia tragedia.
Antonio Recanatini
spiagge ridicole e
abbietti sulla scena,
tanto meno paese,
tanto meno nazione
ma di certo
un putrido misfatto irrisolto.
Un attentato alla civiltà e
imbiancato
da vesti sacerdotali
con turpi tappeti
a copertura
di squallidi e
convulsi trattati.
Un sangue acido e corrosivo
tra Europa e Africa,
armata e
mai e poi mai
distinta in evoluzione.
Lasciarti è dovere
per chi ama,
lasciarti è il giusto rimedio
per non incontrarti più e sola
e funebre
tra briganti collusi
e oscurantismo assicurato
per memoria e cultura.
Un popolo assetato
di giustizia ma
imprigionato e manipolato
da contrabbandieri
della verità e
della passione venduta
per un posto dove il sole non arde.
Non servi a te,
non servi al tempo
che una rivolta possa
colpirti di notte
e ritornare
a splendere come stella
nell'universo che
ti ha scordato.
Il mio paese è la mia tragedia.
Antonio Recanatini
domenica 29 gennaio 2012
IL MEGLIO DI ME
il meglio di me è quel respiro
che dedico avvolgendomi a te,
è quell'immacolato ricordo
rude nell'animo, aspro in gola.
Il meglio di me è lo sguardo
sopra le righe, sopra i gigli,
è quella carcassa che trasporto, ormai
ridente, fumosa e, se volessi, celebre.
Il meglio di me è la paura
che mi opprime nel sentirmi inadatto,
è quell'ossessione impalpabile
di averti ora, sempre, da sempre.
Il meglio di me è quel brivido
che mi trapassa attraversando i tuoi occhi,
è l'insieme dei sogni da custodire,
da perseguire, da amare come amo te.
Il meglio di me è quella maschera da
infallibile, quasi inaffondabile per il nemico,
è quell'irascibile passato che mi tormenta,
mi percuote e mi rigenera per divenire re.
Il meglio di me è quella passione
soffocante e intoccabile che mi ammalia,
è il costante ballo nei risvolti della strada
tra anime sconsacrate, discepoli falliti.
(Antonio Recanatini)
che dedico avvolgendomi a te,
è quell'immacolato ricordo
rude nell'animo, aspro in gola.
Il meglio di me è lo sguardo
sopra le righe, sopra i gigli,
è quella carcassa che trasporto, ormai
ridente, fumosa e, se volessi, celebre.
Il meglio di me è la paura
che mi opprime nel sentirmi inadatto,
è quell'ossessione impalpabile
di averti ora, sempre, da sempre.
Il meglio di me è quel brivido
che mi trapassa attraversando i tuoi occhi,
è l'insieme dei sogni da custodire,
da perseguire, da amare come amo te.
Il meglio di me è quella maschera da
infallibile, quasi inaffondabile per il nemico,
è quell'irascibile passato che mi tormenta,
mi percuote e mi rigenera per divenire re.
Il meglio di me è quella passione
soffocante e intoccabile che mi ammalia,
è il costante ballo nei risvolti della strada
tra anime sconsacrate, discepoli falliti.
(Antonio Recanatini)
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